Referendum Trivelle. Bugie e verità

Referendum Trivelle. Ecco le Bugie.

Ormai se ne dicono di ogni riguardo al Referendum Trivelle del 17 aprile, per chi ha le idee confuse abbiamo pubblicato questo piccolo gif, che vi aiuterà a capire meglio la situazione. Più che farvi i disegnini non sappiamo più che cosa fare…

QUINDI AL Referendum Trivelle VAI A VOTARE E VOTA SI!

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Oggi in Italia abbiamo 130 piattaforme marine da cui si prelevano gas e petrolio. E i pozzi marini collocati in prossimità della costa, cioè entro il limite delle 12 miglia – sui quali avrà eventualmente potere di agire la risposta referendaria, tra l’altro solo quando scadranno le concessioni – sono poche.

Tuttavia vorrei svolgere un tre considerazioni.

La prima. Si sottolinea che delle 26 concessioni produttive interessate dal quesito, solamente 4 prevedono l’estrazione di petrolio. E allora? Le altre sono meno pericolose? In Adriatico è stato finora registrato solo un grave incidente: accadde negli anni Sessanta, una fuoriuscita di metano dalla piattaforma Paguro al largo di Ravenna con conseguente incendio. Greenpeace inoltre ha di recente ha pubblicato uno studio realizzato dall’ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca: mostra che tra il 2012 e il 2014 ci sono stati dei superamenti dei livelli stabiliti dalla legge per gli agenti inquinanti nel corso della normale amministrazione di alcuni dei 130 impianti attualmente in funzione in Italia.

La seconda. Gli stessi promotori del referendum hanno spiegato che in ogni caso l’inquinamento non è la priorità che ha reso necessario il Referendum Trivelle . La ragione principale, come è scritto sul sito del coordinamento no-triv, è politica: «Il voto del 17 Aprile è un voto immediatamente politico, in quanto, al di là della specificità del quesito, residuo di trabocchetti e scossoni, esso è l’UNICO STRUMENTO di cui i movimenti che lottano da anni per i beni comuni e per l’affermazione di maggiori diritti possono al momento disporre per dire la propria sulla Strategia Energetica nazionale che da Monti a Renzi resta l’emblema dell’offesa ai territori, alle loro prerogative, alla stessa Costituzione italiana».

Insomma l’intento è dichiarato: dare al governo un segnale contrario all’ulteriore sfruttamento dei combustibili fossili e a favore di un maggior utilizzo di fonti energetiche alternative. Dov’è la menzogna?
La terza. Sovente per condurre e magari vincere una battaglia di vasta portata è necessario agitare simboli e alzare vessilli. La storia è ricca di esempi. Malcom X forse non è stato uno stinco di santo, la sua figura resta tuttora controversa, ma le sue battaglie a favore dei diritti degli afroamericani e dei diritti umani in genere sono un’eredità importante. Andiamo più vicini ai nostri temi. La zoologa Dian Fossey ha adottato metodi non sempre ortodossi per combattere i cacciatori e i bracconieri locali, tuttavia il suo impegno per la salvaguardia dei gorilla di montagna resta cristallino. Anche Erin Brockovich ha usato metodi e un linguaggio poco ortodossi, questo però non le ha impedito di vincere la causa intentata contro la Pacific Gas & Electric, rea di aver contaminato con cromo esavalente le acque della città di Hinkley in California per oltre 30 anni, provocando tumori ai residenti.
Cosa c’entra tutto questo con le trivelle? Tutto e niente. Intendo però dire che le associazioni ambientaliste fanno il loro mestiere, che è poi quello di porre un argine al degrado del pianeta. E se ogni tanto agitano lo spauracchio del petrolio per destarci dal nostro torpore non mi scandalizzerei più di tanto. Nel nome dello stesso petrolio osservo ogni giorno cose ben peggiori.

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Google Vs Facebook – Vogliono Internet in tutto il mondo attraverso droni e palloni aereostatici – Video

Progetto Loon, Google e Facebook portano Internet in volo in tutto il mondo grazie a dei palloni aerostaticie ai droni. Ma chi vincerà il braccio di ferro?

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Google X supera i propri limiti lanciando sul mercato il Progetto Loon. L’idea consiste nel fornire l’accesso a Internet a tutti i luoghi remoti sparsi nel mondo attraverso l’utilizzo di palloni aerostatici, che funzioneranno come antenne wireless. In questo video l’illustrazione del progetto avveniristico che cambierà il mondo.

E mentre Google si organizza con i palloni elettrostatici del progetto Loon, Facebook percorre strade alternative alla diffusione mondiale del segnale di Rete, attraverso droni e laser, attualmente allo studio del Connectivity Lab, un laboratorio appartenente all’associazione Internet.org, lanciata da Facebook lo scorso agosto con lo scopo di raccogliere le più importanti aziende tecnologiche nello sviluppo di metodi di connettività alternativi.
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La battaglia per la conquista di Internet fra Facebook e Google si sposta dagli utenti attivi agli utenti che potrebbero presto sbarcare sul Web.

Circa i due terzi della popolazione mondiale, infatti, sono privi di accesso alla Rete e chiunque arrivi per primo a offrire un collegamento a questi utenti potenziali, potrebbe anche riuscire a fidelizzarli facendo preferire il proprio social a quello del concorrente.

Questo è l’obiettivo dell’azienda di Zuckerberg e di Mountain View che, al di là delle mire filantropiche, si preoccupano molto più di raggiungere un bacino di utenza potenziale che potrebbe far pendere l’ago della bilancia a proprio favore, nella lotta per la conquista della Rete.

Il team di questo laboratorio, di cui fanno parte esponenti provenienti da organizzazioni del calibro di NASA e Boeing, hanno messo a punto dei droni capaci di volare a oltre 20 chilometri di altezza, sopra le rotte commerciali, per amplificare il segnale provenienti dai satelliti e rimbalzare così la connessione in tutte quelle aree sottosviluppate, sottopopolate e remote dove gli operatori tradizionali non riescono a giungere con le proprie infrastrutture, per un problema di budget e ritorno degli investimenti e dove il controllo socio-politico è talmente elevato da non permettere alla popolazione un libero accesso alle informazioni diffuse via Web.

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Carcere a chi diffama su Facebook: la parola alla Cassazione

People are silhouetted as they pose with laptops in front of a screen projected with a Facebook logo, in this picture illustration taken in Zenica October 29, 2014. Facebook Inc warned on Tuesday of a dramatic increase in spending in 2015 and projected a slowdown in revenue growth this quarter, slicing a tenth off its market value. Facebook shares fell 7.7 percent in premarket trading the day after the social network announced an increase in spending in 2015 and projected a slowdown in revenue growth this quarter.   REUTERS/Dado Ruvic (BOSNIA AND HERZEGOVINABUSINESS LOGO - Tags: BUSINESS SCIENCE TECHNOLOGY LOGO TPX IMAGES OF THE DAY)
People are silhouetted as they pose with laptops in front of a screen projected with a Facebook logo, in this picture illustration taken in Zenica October 29, 2014. Facebook Inc warned on Tuesday of a dramatic increase in spending in 2015 and projected a slowdown in revenue growth this quarter, slicing a tenth off its market value. Facebook shares fell 7.7 percent in premarket trading the day after the social network announced an increase in spending in 2015 and projected a slowdown in revenue growth this quarter. REUTERS/Dado Ruvic (BOSNIA AND HERZEGOVINABUSINESS LOGO – Tags: BUSINESS SCIENCE TECHNOLOGY LOGO TPX IMAGES OF THE DAY)

La diffamazione su Facebook deve essere punita con il carcere? A deciderlo, il 28 aprile, saranno i giudici della Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione, chiamati a decidere su una querela che nel 2010, in seguito a una burrascosa separazione, una donna aveva presentato nei confronti dell’ex marito accusandolo di aver pubblicato sul social network alcuni post e commenti dal contenuto diffamatorio.

Il processo venne incardinato inizialmente davanti al Giudice di Pace che però aveva dichiarato la sua incompetenza ritenendo la diffamazione su Facebook aggravata dal mezzo della pubblicità e quindi di competenza del Tribunale. Il fatto che la diffamazione a mezzo Facebook sia considerata aggravata o meno è molto rilevante.
“Infatti mentre il Giudice di Pace applica soltanto delle multe, il Tribunale può anche infliggere il carcere e, nel caso di diffamazione aggravata, la reclusione da sei mesi a tre anni”, spiega l’avvocato Gianluca Arrighi, difensore dell’uomo accusato dalla moglie di averla offesa sul social network.
“La diffamazione è punita con il carcere quando viene commessa con un mezzo di pubblicità. Tutto ruota, di conseguenza, intorno al significato di ‘mezzo di pubblicità’. Facebook non può essere paragonato a un blog o a un quotidiano online, visionabile da chiunque sulla rete. Facebook infatti – ha detto il penalista e scrittore – prevede che l’utente debba iscriversi al social network, creare un proprio account e che i post successivamente pubblicati vengano condivisi soltanto con gli ‘amici’. Manca perciò il requisito tipico dei cosiddetti mezzi di pubblicità, ossia che le frasi offensive possano essere visionate da una pluralità indeterminata di soggetti”.
Il Tribunale di Roma ha accolto l’eccezione sul conflitto di competenza sollevata da Arrighi e ha trasmesso gli atti alla Corte Suprema affinché risolva la questione in via definitiva. Il 28 aprile, quindi, i giudici della Cassazione decideranno se chi offende e diffama tramite Facebook rischierà o meno di finire in carcere.