Zoofilia: in Canada, a dovute condizioni, è lecita

Quando si diceva che la zoofilia può benissimo essere la logica conseguenza dell’ideologia gender, parlavamo a ragion veduta.

Se tutto è ammesso e se ogni identità sessuale od orientamento di genere è normale (tanto quel che conta è solo l’amore), allora perché scandalizzarsi della relazione intima tra uomo e animali? O perché considerare folle una persona che, sentendosi cane, si maschera e si comporta come tale?

Il bello è che ora sul tema è intervenuta ufficialmente persino la Corte Suprema di uno Stato “civile”, “illuminato” e “progredito”.

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Stiamo parlando del Canada. Come scrive l’Independent, gli alti giudici canadesi hanno stabilito, con una sentenza che passerà alla storia, che i rapporti sessuali tra esseri umani ed esseri animali sono leciti. Purché – badate bene – non vi sia penetrazione fra i soggetti coinvolti.

Il tutto è nato dalla vicenda di un tizio che, già condannato per violenza sessuale verso le sue figliastre, aveva a suo carico altri tredici capi di accusa, fra cui, per l’appunto, quello di bestialità.

I legali hanno fondato la difesa del loro assistito ricordando che il reato di bestialità, legato ad atti di sodomia con animali, previsto dal Codice penale del 1892, non ha mai compreso ogni genere di relazione sessuale fra uomini e animali. Ergo, secondo gli avvocati, non ogni forma di zoofilia rientra nella fattispecie della bestialità e dunque l’accusato – che non si è capito bene quale tipo di intimità abbia avuto con le bestie – avrebbe dovuto essere scagionato, almeno relativamente a quel punto.

Questa tesi è stata accolta dalla maggioranza dei giudici (7 contro 1), i quali hanno così stabilito che si ha bestialità solo quando viene consumato un rapporto sessuale completo fra uomo e animale: un rapporto che quindi presuppone la penetrazione.

Ci scusiamo per la trattazione di un argomento così scabroso, ma lo abbiamo riportato per mostrare fino a che punto è arrivato l’Occidente. La fantasia – come invocavano i sessantottini – è davvero arrivata al potere. Una fantasia antica, come quelle dei miti greci in cui Zeus si trasformava in animale per sedurre le donne cui mirava (come Leda, che si unì al cigno, che vedete sopra nel dipinto del Correggio).

Ci sarà qualcuno, allora,  che dirà: “Anche i Greci lo facevano!”

Cosa ne pensate voi? Fateci sapere, commentate…

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Armani: Basta pellicce animali nella mia moda

Armani ha deciso di eliminare le pellicce animali dai suoi prodotti. La Fur Free Alliance, dichiara:  “E’ un giorno storico” per la moda.

Molti marchi hanno deciso di non utilizzare più pellicce di animali:
Stella McCartney, Hugo Boss, Calvin Klein, Tommy Hilfiger, Zara, H&M, Bershka, American Apparel, ASOS ed Elisabetta Franchi. E in questi giorno Armani uno dei signori della grande moda, un marchio imponente e apprezzatissimo da oltre 40 anni, si è aggiunto a questa Ahimè piccola lista.

L’entrata di Armani nel business del fur free rappresenta un momento storico per la moda.
La casa produttrice ha dichiarato apertamente che nella collezione autunno 2016/2017 saranno abolite le pellicce animalida tutte le collezioni(Giorgio Armani, Armani Collezioni, Emporio Armani, Armani Jeans, Armani Junior, EA7 e Armani Home). Diventando un brand “cruelty free” a tutti gli effetti.

A dare l’annuncio è stata Fur Free Alliance, la coalizione internazionale composta da numerose organizzazioni per la protezione degli animali e rappresentata in Italia da LAV (Lega Anti Vivisezione).

Simone Pavesi, responsabile LAV – Moda Animal Free, ha reso pubbliche le stime dell’associazione animalista, “ogni anno vengono uccisi 95 milioni di visoni, volpi e altri animali per la loro pelliccia”. Un dato che fa riflettere ancora di più alla luce di quanto avviene negli allevamenti, dove gli animali vengono sottoposti a pratiche atroci.

Esistono molte soluzioni alternative all’uso delle pellicce vere.
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Considerando, inoltre, che la lavorazione delle pellicce animali prevede l’uso di sostanze altamente tossiche per l’uomo e inquinanti per l’ambiente, eliminarle dall’abbigliamento e dalla moda, in generale, risulterebbe non solo etico, ma anche sostenibile.

E come lo stilista stesso ha aggiunto, “il progresso tecnologico raggiunto in questi anni ci permette di avere a disposizione valide alternative che rendono inutile il ricorso a pratiche crudeli nei confronti degli animali”. Concludendo quindi che “l’azienda compie oggi un passo importante a testimonianza della particolare attenzione verso le problematiche relative alla salvaguardia dell’ambiente e al rispetto del mondo animale”.