Puglia, scontro fra treni tra Andria e Corato

Puglia, scontro fra treni tra Andria e Corato: più di 20 morti fra macchinisti e pendolari, 50 feriti

L’incidente in un tratto a binario unico. Bambino estratto vivo da uno dei convogli. Emergenza sangue: in tanti in ospedale ad Andria e al Policlinico per donare. Il sindaco di Corato: “Sembra un disastro aereo”. Nello scontro fra treni tra Andria e Corato a voi le testimonianze.

CORATO – “Sembra un disastro aereo”. Chi ha visto i due treni accartocciati nella campagne della Murgia fra Andria e Corato racconta così il disastro. Venti morti e oltre 50 feriti, molti dei quali incastrati nei convogli, nello scontro frontale fra due treni di linea delle Ferrovie Nord Barese avvenuto in mattinata sul tratto a binario unico. Ma il bilancio delle vittime sembra purtroppo destinato ad aumentare.

L’ospedale da campo e gli psicologi. Tra i feriti soccorsi negli ospedali di Andria, Barletta e Bisceglie – 18 dei quali sono in gravi condizioni – c’è anche un bambino di pochi anni portato in ospedale a bordo di un elicottero. Nella zona dell’incidente è stato allestito un ospedale da campo per i primi soccorsi. La Asl ha messo in campo un coordinamento psicologico sia sul luogo della tragedia sia negli ospedali in collaborazione con l’Ordine degli psicologi. Le salme vengono trasferite all’Istituto di medicina legale di Bari.

Bari, scontro tra treni: le prime immagini sul luogo dell’incidente

 

Il presidente Mattarella e il premier Renzi. “Non ci fermeremo finché non sarà fatta chiarezza”, ha detto il presidente del consiglio, Matteo Renzi, che ha espresso il “cordoglio” per le vittime del disastro. Il premier arriverà stasera in Puglia. Di “tragedia inammissibile” e “profondo dolore” parla invece il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il capo dello Stato chiede di “fare piena luce: occorre accertare subito e con precisione responsabilità ed eventuali carenze”. Il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, si è attivato e ha chiamato la società Rfi chiedendo di mettersi a disposizione e dare tutto il supporto alle società coinvolte (che non sono del gruppo Fs) e alle indagini.

L’intervento dal cielo. Si sono mossi anche l’elisoccorso della Protezione civile e quello dei vigili del fuoco. I primi rilievi aerei effettuati dai vigili del fuoco avevano dato l’idea della violenza dello scontro. Uno dei treni ha soltanto due vagoni rimasti pressoché intatti; l’altro soltanto l’ultimo, quello di coda. “E’ un disastro come se fosse caduto un aereo”, scrive sul proprio profilo Facebook il sindaco di Corato, Massimo Mazzilli.

Scontro tra treni, il racconto di un sopravvissuto salvato dalla moglie

L’emergenza sangue. Il centro trasfusionale di Andria sta effettuando una raccolta straordinaria di sangue all’ospedale di Andria: servono donatori del gruppo 0 positivo. Visto il notevole afflusso di donatori, fanno sapere dal centro, è consigliabile andare in ospedale nella mattinata di domani. Il dipartimento regionale di Promozione della salute comunica che tutti i servizi trasfusionali della Regione Puglia rimarranno aperti oggi e domani dalle 8 alle 19. Tanti in coda anche al Policlinico di Bari.

Il centro di accoglienza. La Protezione civile della Bat rende noto che presso il palazzetto dello sport in viale Germania ad Andria è allestito un centro di accoglienza per parenti delle vittime e un centro di informazione per il ricongiungimento familiare dei passeggeri. I numeri presso cui è possibile contattare i responsabili della struttura sono 331.171.31.03 – 0883.299.750 – 0883.299.416 e 0883.299.411.

La testimonianza del poliziotto. “Una scena spaventosa, allucinante: questo è quello che ho visto”, racconta un agente di polizia, con la divisa impolverata, impegnato a scavare fra i detriti. “Ho visto persone morte, altre che chiedevano aiuto, persone che piangevano. La scena più brutta della mia vita”.

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Francia verso la paralisi economica

Francia verso la paralisi economica – Scoppia la rivoluzione. Lo scontro tra il governo socialista e i sindacati sul disegno di legge di riforma del lavoro sta mettendo in crisi il sistema produttivo.

Francia verso la paralisi economica – La polizia questa mattina ha sbloccato il deposito di carburante di Douchy-les-Mines, nel nord, e di Brest, in Bretagna. Sei delle otto raffinerie del Paese sono o del tutto o parzialmente chiuse, 4mila stazioni di servizio sono a secco su 12mila, in sciopero anche il trasporto pubblico.

L’obiettivo dei sindacati, Cgt in testa, è costringere il Governo a ritirare la legge di riforma del mercato del lavoro. Il braccio di ferro è tra il premier Manuel Valls e il leader della Cgt Philippe Martinez quando mancano pochi giorni dagli Europei di calcio che inizieranno il 10 giugno.

“C‘è un appello allo sciopero generale, ci saranno assemblee generali come si dovrebbe fare in tutte le imprese”, ha spiegato in un’intervista a France Inter Philippe Martinez, segretario generale della Cgt, prima confederazione sindacale francese con 692mila tesserati. “Siamo determinati ad andare fino in fondo. La mobilitazione rischia di crescere fino a quando il governo si rifiuterà di discutere”.

Adesso a fermarsi potrebbero essere anche le centrali nucleari. La Cgt ha chiesto al personale di Edf, primo produttore di elettricità del Paese, di partecipare al movimento per fare aumentare la pressione sul governo, sia con abbassamenti di corrente che con tagli della rete.

Francia verso la paralisi economica – Guarda il video

(fonte: Lookthevideo.it, Euronews)


Modelle nude e vigneti

Giochi saffici e modelle nude nel vigneto: lo spot dei vini friulani fa discutere

Nude che giocano nella vigna. Le modelle nude protagoniste del video promozionale del vino friulano in Russia fanno discutere.

A vederlo il primo impatto che trasmette è quello di trailer di un film erotico. E invece il fine ultimo del filmato e di tutt’altro avviso. La scena riprodotta in un ambiente botticelliano vede delle bellissime modelle russe completamente nude che si divertono tra le vigne del Friuli Venezia Giulia.

Carezze e ammiccamenti saffici, temperatura hot e doppi sensi di facile comprensione.

Il video realizzato dalla fotografa Iris Brosch per pubblicizzare e promuovere il vino friulano dei vigneti Felluga e Pasini. In tanti si sono chiesti, dopo la pubblicazioni di questo video, se fosse necessario un filmato del genere per promuovere un vino di ottima fattura e qualità.

Il video ha suscitato diverse polemiche ed è stato giudicato “lesivo” dell’immagine italiana. Voi cosa ne pensate? Lasciateci un parere nei commenti…

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E’ morto Marco Pannella

E’ morto Marco Pannella. Addio al leader radicale che ha cambiato il volto all’Italia restando sempre in minoranza.

All’età di 86 anni è morto Marco Pannella, leader  radicale, socialista, liberale, federalista europeo, anticlericale, antiproibizionista, antimilitarista, nonviolento e gandhiano.

Marco si è spento dopo una lunga malattia: Marco lottava contro due tumori, uno ai polmoni e uno al fegato, di cui ha parlato più volte pubblicamente. Negli ultimi Marco Pannella era stato ricoverato ma nelle ultime ore i medici l’avevano sedato, senza dare speranze di sopravvivenza.

Negli ultimi giorni le sue funzioni vitali – spiegano fonti mediche all’Ansa – sono peggiorate al punto che è stato ritenuto opportuno un trasferimento in una clinica romana più attrezzata presso il quale “non sono previste visite”. Un’accortezza per garantire tranquillità e riservatezza a Pannella.

La camera ardente si aprirà a Montecitorio a partire da domani alle ore 15. Poi nella notte in via di Torre Argentina si terrà una veglia al partito radicale.

Alfiere dei diritti individuali e inventore della disobbedienza civile, Pannella è stato capace di attirare tra i radicali i giovani contestatori degli anni settanta e poi, vent’anni dopo, di allearsi con Berlusconi. Ma nessuno direbbe che è stato un voltagabbana. Per lui l’importante era far vincere le sue idee. Certo non è stato un politico convenzionale: farsi arrestare per aver fumato uno spinello in pubblico (successe nel 1975) non è da tutti.

Anche la sua vita privata è stata fuori dagli schemi: “Sono legato da 40 anni alla mia compagna Mirella, ma ho avuto tre o quattro uomini che ho amato molto. E con lei non c’è stata mai nessuna gelosia”. Nessun figlio dalla moglie; ma forse più d’uno, per sua stessa ammissione, sparsi in giro per l’Italia, frutto dei suoi amori giovanili. I successi li ha costruiti con due armi: le sue parole e il suo corpo. Era lui il “signor Hood” di una canzone che gli aveva dedicato Francesco De Gregori: “con due pistole caricate a salve e un canestro pieno di parole”.

“Un grande leader politico, il leader radicale che ha segnato la storia di questo paese con battaglie talvolta controverse ma sempre coraggiose e a viso aperto. Rendo omaggio a nome mio e del governo alla storia di questo combattente e leone della libertà”. Così il premier Matteo Renzi commenta la morte di Marco Pannella.

Ed Emma Bonino, intervenendo a Radio Radicale, lo ricorda così: “Mancherà a tutti penso persino ai suoi avversari Marco Pannella molto amato ma poco riconosciuto nei suoi meriti in questo paese che tanto gli deve. Credo che ora molti dovrebbero riflettere, ora che non è più in vita, sui suoi meriti e la sua presenza nella storia di questo Paese”.

FONTE ANSA

Il TTIP minaccia incombente dagli USA

Il TTIP la grande minaccia incombente dagli USA, cambierà in peggio le nostre vite se non riducendo drasticamente le aspettative di vita di ognuno di noi.

Che cos’è il TTIP?
Il TTIP è un trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico che ha l’intento dichiarato di modificare regolamentazioni e standard (le cosiddette “barriere non tariffarie”) e di abbattere dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti rendendo il commercio più fluido e penetrante tra le due sponde dell’oceano.

L’idea sembrerebbe buona. Perché qualcuno lo definisce “pericoloso”?
Condividiamo la definizione perché, in realtà questo trattato, che viene negoziato in segreto tra Commissione UE e Governo USA, vuole costruire un blocco geopolitico offensivo nei confronti di Paesi emergenti come Cina, India e Brasile creando un mercato interno tra noi e gli Stati Uniti le cui regole, caratteristiche e priorità non verranno più determinate dai nostri Governi e sistemi democratici, ma modellate da organismi tecnici sovranazionali sulle esigenze dei grandi gruppi transnazionali.

I soliti “tecnici” che “rubano” il potere alla politica.
Infatti. Il TTIP prevede l’introduzione di due organismi tecnici potenzialmente molto potenti e fuori da ogni controllo da parte degli Stati e quindi dei cittadini. Il primo, un meccanismo di protezione degli investimenti (Investor-State Dispute Settlement – ISDS), consentirebbe alle imprese italiane o USA di citare gli opposti governi qualora democraticamente introducessero normative, anche importanti per i propri cittadini, che ledessero i loro interessi passati, presenti e futuri.

Le aziende citerebbero gli Stati in tribunale.
Non solo; le vertenze non verrebbero giudicate da tribunali ordinari che ragionano in virtù di tutta la normativa vigente, come è già possibile oggi, ma da un consesso riservato di avvocati commerciali superspecializzati che giudicherebbero solo sulla base del trattato stesso se uno Stato – magari introducendo una regola a salvaguardia del clima, o della salute – sta creando un danno a un’impresa. Se venisse trovato colpevole, quello stato o comune, o regione, potrebbe essere costretto a ritirare il provvedimento o ad indennizzare l’impresa. Pensiamo ad un caso come quello dell’Ilva a Taranto, o della diossina a Seveso, e l’ingiustizia è servita.

Una giustizia “privatizzata”, insomma.
Non è l’unica questione. Un altro organismo di cui viene prevista l’introduzione è il Regulatory Cooperation Council: un organo dove esperti nominati della Commissione UE e del ministero USA competente valuterebbero l’impatto commerciale di ogni marchio, regola, etichetta, ma anche contratto di lavoro o standard di sicurezza operativi a livello nazionale, federale o europeo. A sua discrezione sarebbero ascoltati imprese, sindacati e società civile. A sua discrezione sarebbe valutato il rapporto costi/benefici di ogni misura e il livello di conciliazione e uniformità tra USA e UE da raggiungere, e quindi la loro effettiva introduzione o mantenimento. Un’assurdità antidemocratica che va bloccata, a mio avviso, il prima possibile.

Per chi è allora vantaggioso il TTIP?
Il ministero per lo Sviluppo economico ha commissionato a Prometeia s.p.a. una prima valutazione d’impatto mirata all’Italia, alla base di molte notizie di stampa e interrogazioni parlamentari. Scorrendo dati e previsioni apprendiamo che i primi benefici delle liberalizzazioni si manifesterebbero nell’arco di tre anni dall’entrata in vigore dell’accordo: il 2018, al più presto. Il TTIP porterebbe, entro i tre anni considerati, da un guadagno pari a zero in uno scenario cauto, ad uno +0,5% di PIL in uno scenario ottimistico: 5,6 miliardi di euro e 30mila posti di lavoro grazie a un +5% dell’export per il sistema moda, la meccanica per trasporti, un po’ meno da cibi e bevande e da uno scarso +2% per prodotti petroliferi, prodotti per costruzioni, beni di consumo e agricoltura. L’Organizzazione mondiale del Commercio ci dice che le imprese italiane che esportano sono oltre 210mila, ma è la top ten che si porta a casa il 72% delle esportazioni nazionali (ICE – Sintesi Rapporto 2012-2013: “L’Italia nell’economia internazionale”). Secondo l’ICE, in tutto nel 2012 le esportazioni di beni e servizi dell’Italia sono cresciute in volume del 2,3%, leggermente al di sotto del commercio mondiale. La loro incidenza sul PIL ha sfiorato il 30% in virtù dell’austerity e della crisi dei consumi che hanno depresso il prodotto interno. L’Italia è dunque riuscita a rosicchiare spazi di mercato internazionale contenendo i propri prezzi, senza generare domanda interna né nuova occupazione. Quindi prima di chiudere i conti potremmo trovarci invasi da prodotti USA a prezzi stracciati che porterebbero danni all’economia diffusa, e soprattutto all’occupazione, molto più ingenti di questi presunti guadagni per i soliti noti. Danni potenziali che né la ricerca condotta da Prometeia né il nostro Governo al momento hanno quantificato o tenuto in considerazione.

È vero che, nonostante l’enorme importanza della questione, il Parlamento europeo non abbia accesso a tutte le informazioni sul modo in cui si svolgono gli incontri e sullo stato di avanzamento delle trattative?
Il Parlamento europeo, dopo aver votato nel 2013 il mandato a negoziare esclusivo alla Commissione – come richiede il Trattato di Lisbona – potrà soltanto porre dei quesiti circostanziati, cui la Commissione può rispondere ma nel rispetto della riservatezza obbligatoria in tutti i negoziati commerciali bilaterali, sempre secondo il Trattato, e poi avrà diritto di voto finale “prendi o lascia”, quando il negoziato sarà completato. Nel frattempo non ha diritto né di accesso né di intervento sul testo. I Governi stessi dell’Unione, se vorranno avere visione delle proposte USA, dovranno – a quanto sembra al momento – accedere a sale di sola lettura approntate nelle ambasciate USA (non si capisce se in quelle di tutti gli Stati UE o solo a Bruxelles, e non potranno nemmeno prendere appunti o farne copia. Un assurdo, considerata la tecnicità e complessità dei testi negoziali.

Quali effetti potrà produrre l’accordo se verrà approvato nella sua forma attuale?
Tutti i settori di produzione e consumo come cibo, farmaci, energia, chimica, ma anche i nostri diritti connessi all’accesso a servizi essenziali di alto valore commerciale come la scuola, la sanità, l’acqua, previdenza e pensioni, sarebbero tutti esposti a ulteriori privatizzazioni e alla potenziale acquisizione da parte delle imprese e dei gruppi economico-finanziari più attrezzati, e dunque più competitivi. Senza pensare che misure protettive, come i contratti di lavoro, misure di salvaguardia o protezione sociale o ambientale, potrebbero essere spazzati via a patto di affidarsi allo studio legale giusto e ben accreditato.

Il TTIP produrrà dei rischi per i cittadini?
Tom Jenkins della Confederazione sindacale europea (ETUC), nell’incontro con la Commissione del 14 gennaio scorso, ha ricordato che gli Stati Uniti non hanno ratificato diverse convenzioni e impegni internazionali ILO e ONU in materia di diritti del lavoro, diritti umani e ambiente. Questo rende, ad esempio, il loro costo del lavoro più basso e il comportamento delle imprese nazionali più disinvolto e competitivo, in termini puramente economici, anche se più irresponsabile. A sorvegliare gli impatti ambientali e sociali del TTIP, ha rassicurato la Commissione, come nei più recenti accordi di liberalizzazione siglati dall’UE, ci sarà un apposito capitolo dedicato allo Sviluppo sostenibile che metterà in piedi un meccanismo di monitoraggio specifico, partecipato da sindacati e società civile d’ambo le regioni.

È il primo caso del genere? O c’è qualche “antenato”?
Un meccanismo simile è entrato in vigore da meno di un anno tra UE e Korea, con la quale l’Europa ha sottoscritto un trattato di liberalizzazione commerciale molto simile anche strutturalmente al TTIP, facendo finta di non ricordare che come gli USA la Korea si è sottratta a gran parte delle convenzioni ILO e ONU. Imprese, sindacati e ONG che fanno parte dell’analogo organo creato per monitorare la sostenibilità sociale e ambientale del trattato UE-Korea, hanno protestato con la Commissione affinché avvii una procedura di infrazione contro la Korea per comportamento antisindacale, e ancora aspettano una risposta (http://goo.gl/82OLmh). Perché dovremmo pensare che gli USA, molto più potenti e contrattualmente forti si dovrebbero piegare alle nostre esigenze, considerando che sono tra i pochi Paesi che non si sono mai piegati a impegni obbligatori a salvaguardia della salute, o dell’ambiente come il Protocollo di Kyoto appena archiviato anche grazie alla loro ferma opposizione?

Il TTIP può produrre danni per la salute?
Faccio un solo esempio, basato sulla storia. Nel 1988 l’UE ha vietato l’importazione di carni bovine trattate con certi ormoni della crescita cancerogeni. Per questo è stata obbligata a pagare a USA e Canada dal Tribunale delle dispute dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) oltre 250 milioni di dollari l’anno di sanzioni commerciali nonostante le evidenze scientifiche e le tante vittime. Solo nel 2013 la ritorsione è finita quando l’Europa si è impegnata ad acquistare dai due concorrenti carne di alta qualità fino a 48.200 tonnellate l’anno, alla faccia del libero commercio. Sarà una coincidenza, ma in un documento congiunto dell’ottobre 2012 BusinessEurope e US Chamber of Commerce, le due più potenti lobby d’impresa delle due sponde dell’oceano, avevano chiesto ai propri Governi proprio di avviare una “cooperazione sui meccanismi di regolazione”, che consentisse alle imprese di contribuire alla loro stessa stesura (http://goo.gl/HlqhTc).

Esistono alternative al TTIP? A cosa potrebbero aspirare i cittadini del mondo afflitti dall’attuale crisi economica?
Da molti anni non solo movimenti, associazioni, reti sindacali ma anche istituzioni internazionali come FAO e UNCTAD, le agenzie ONU che lavorano su Agricoltura, Commercio e Sviluppo, richiamano l’attenzione sul fatto che rafforzare i mercati locali, con programmazioni territoriali regionali e locali più attente basate su quanto ci resta delle risorse essenziali alla vita e quanti bisogni essenziali dobbiamo soddisfare per far vivere dignitosamente più abitanti della terra possibili, potrebbe aiutarci ad uscire dalla crisi economica, ambientale, ma soprattutto sociale che stiamo vivendo, prevedibilmente, da tanti anni. Stiamo facendo finta di niente, continuando a percorrere strade, come quella della iperliberalizzazione forzata stile IL TTIP, che fanno male non solo al pianeta e alle comunità umane, ma allo stesso commercio che è in contrazione dal 2009 e non si sta più espandendo. Da quando la piena occupazione europea e statunitense, che con redditi veri e capienti sosteneva produzione e consumi globali, sono diventate un miraggio, anche la crescita dei popolatissimi Paesi emergenti, che hanno fatto la propria fortuna grazie alla commercializzazione del loro capitale ambientale e umano a prezzi stracciati e ad alti costi ambientali e sociali, non è riuscita più a sostenere il paradigma della crescita infinita che si è rivelato per quello che era: falso e insensato. I poveri, che crescono a vista d’occhio e devono lavorare oltre le 10 ore al giorno per un pugno di spiccioli, consumano prodotti poveri e sempre meno; i ricchi, che sono sempre più ricchi ma anche sempre meno, consumano tanto e malissimo, e non creano benessere diffuso. Abbiamo la grande opportunità di voltare pagina, e di tentare di dare a questo pianeta ancora un po’ di futuro, rimettendo al centro della politica i beni comuni e i diritti. Col il TTIP, al contrario, ci chiuderemo le poche finestre di possibilità ancora aperte. Con la Campagna Stop TTIP, che raccoglie solo in Italia oltre 60 tra associazioni, sindacati, enti pubblici, cittadini e comunità, vogliamo fermare questa deriva e diffondere tutte le alternative possibili e più efficaci delle vecchie ricette fallimentari che continuiamo a subire.

Il TTIP e’ oarte di una piu’ ampia strategia americana per espandere le loro esportazioni e al contempo contenere le esportazioni della Cina. Un accordo analogo e’ gia’ stato concluso con il Giappone e altri Paesi asiatici. Se si concludesse quello con l’Europa si chiuderebbe il cerchio protezionista intorno alla Cina e alla Russia, i soliti cattivi della storia. Ma l’aspetto commerciale, che danneggierebbe gravemente le esportazioni europee a vantaggio di quelle americane, e’ solo un aspetto del problema. Ci sono poi quelli della salute umana, della protezione dell’ambiente, del trattamento umanitario degli animali, degli ogm. Come la stessa famiglia Obama ha piu’ volte evidenziato, l’alimentazione degli americani non e’ delle piu’ salutari perche’ dominata dal cibo spazzatura che ha delle pesanti ricadute sulla salute e sulla aspettativa di vita. Padronissimi gli americani di mangiare tutte le porcherie che vogliono, in omaggio ai profitti delle multinazionali, noi ci accontentiamo della miserabile dieta mediterranea. Da rilevare infine che gli accordi tipo il TTIP sono in netto contrasto con la tanto sbandierata globalizzazione, che e’ stata subito archiviata dagli USA quando hanno capito di non essere piu’ competitivi sul mercato globale.

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Sexy video di Belen, invade il web

Sexy video di Belen per il servizio fotografico commissionato da Sportweek

Il Sexy video di Belen del servizio fotografico per Sportweek. La showgirl argentina posta su Facebook un breve filmato girato in acque caraibiche, e in men che non si dica diventa virale.

La sexy showgirl ci incanta ancora una volta, la sua bellezza ci impone di seguirla parlarne e condividerne i video. Gli uomini la desiderano le donne invece desiderano essere come lei, mamma e in perfette condizioni fisiche, nonostante una sua dichiarazione in cui ammetteva di essere fuori forma essendosi lasciata andare alle prelibatezze degli States… Ma si sa a noi qualche chilo in più fa sempre gola. Lei commenta così:

Anche le bellissime come Belen Rodriguez possono ingrassare. Ha spiegato di aver preso due chili durante il suo ultimo viaggio in America, dove si è recata per scattare la nuova campagna del marchio Guess. “Ho mangiato di tutto, devo dire che negli States ho preso due chili, fra hamburger e altre schifezze” ha confessato Belen al settimanale Chi ma la Rodriguez non è minimamente preoccupata della sua linea perché, come ha spiegato: “Tanto sono magra e al ritorno in Italia quei due chili li perderò per lo stress”.

Guarda il Sexy video di Belen

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Birmania, il silenzioso genocidio dei musulmani

Birmania, il silenzioso genocidio dei musulmani segregati nei campi profughi

Il conflitto etnico e religioso cresce. A Sittwe, capitale dello Stato di Rakhine, è in atto la ghettizzazione della minoranza rohingya -150 mila persone – da parte della maggioranza buddista rakhine che rischia di trasformarsi in tragedia umanitaria

ROMA – Sittwe, la capitale dello Stato di Rakhine del Myanmar, ex Birmania, è divisa in due. Da un lato la popolazione della maggioranza etnica rakhine gode di piena libertà: può viaggiare dove vuole, sposarsi, lavorare e andare in qualsiasi cerimonia religiosa. Dall’altro lato però, quasi 150 mila musulmani dell’etnia rohingya non sono riconosciuti tra le 134 etnie che ufficialmente compongono il paese, vivono stipati in una dozzina di campi e sono privati dei loro diritti fondamentali: non possono lasciare il paese, è necessario un permesso speciale per sposarsi, le nascite sono controllate, e non hanno nessuna fonte di reddito.

Le foto e i video sono disponibili nel link sottostante, cliccandoci e guardandolo dichiari di essere maggiorenne, i contenuti delle foto e dei video potrebbero urtare la tua sensibilità in quanto contengono immagini crude e violente. Guarda la galleria

Questa differenza è dovuta all’”Apartheid” che ha imposto il governo birmano dopo l’esplosione di violenza del 28 maggio 2012, racconta il quotidiano El Pais. Quel giorno, secondo la versione ufficiale che è stata smentita da diversi testimoni, tre uomini rohingya hanno violentato e ucciso una giovane buddista, lasciando il suo corpo in strada. Il buddismo è la  religione che professa l’89% dei 55 milioni di birmani. Per vendetta dieci musulmani sono stati picchiati a morte. Migliaia di case sono state ridotte in cenere, e oltre 200 persone sono state uccise in scontri che hanno scatenato il conflitto, che contrappone buddisti e musulmani a prescindere dal gruppo etnico di appartenenza.

Ashin Wirathu, monaco buddista, leader spirituale del movimento anti-islamico in Birmania ha detto che è deciso a fare una pulizia etnica, e il presidente della Birmania Thein Sein, ha detto di essere d’accordo. Questo scontro sta minacciando di destabilizzare il paese in un momento estremamente delicato, la Birmania infatti si prepara alle prime elezioni democratiche dal 1990. Il  conflitto risale al periodo coloniale britannico, quando i rohingya sono arrivati in Birmania, impiegati dalle forze delle Indie orientali. Oggi questo gruppo ammonta a 700 mila persone su 3,8 milioni di abitanti dello Stato: sono considerati fondamentalisti violenti e si vorrebbe restituirli al Bangladesh.

Aungmingalar, un quartiere centrale di Sittwe, è diventato un ghetto per i rohingya: ci vivono circa 4 mila persone, la situazione è ancora più disperata, l’unico modo per uscire dal quartiere è corrompendo i militare, che però chiedono cifre esorbitanti. La situazione è disperata, ci sono piccole cliniche a cui gli sfollati si rivolgono, ma non ci sono i farmaci, le donne che partoriscono non hanno assistenza medica e i neonati non hanno vestiti. Nessuno cura gli anziani, bacini con urina e vomito sono sparsi sul terreno, molti sacchi di siero sono appesi in ganci arrugginiti. Le infrastrutture sono come quelle di un campo di concentramento, e i medici, tutti di etnia rivale (rakhine), non sembrano molto interessati a fare il loro lavoro e questo sta provocando un genocidio silenzioso. In questo scenario, non è sorprendente che la tratta di esseri umani sia diventata l’unica attività nei campi di sfollati. La situazione in Birmania è davvero preoccupante, per questo le ong avvertono che l’arrivo della stagione delle piogge può causare epidemie per le quali le autorità non sono preparate, e pensano che se la comunità internazionale non viene coinvolta, la tragedia umanitaria continuerà.

Fonte Per saperne di più

Rivoluzione greca, ma i Tg hanno ordini di censurare

In Grecia è rivoluzione, ma i Tg hanno ordini di censurare la rivoluzione greca perché hanno paura di un contagio e che scoppi una rivolta in tutta Europa.

Sono ore drammatiche in Grecia, dove il popolo si e’ accampato sotto al parlamento per mandare avanti lsa Rivoluzione greca e protestare contro le misure di austerità dettate ancora una volta dalla Troika. Bisogna condividere! I mi piace non servono! I media vi stanno nascondendo ciò che sta accadendo in Grecia perché hanno paura di un contagio e che scoppi una rivoluzione in tutta Europa.

I rappresentanti del mondo dell’agricoltura hanno invaso le strade della capitale con mezzi pesanti agricoli paralizzando di fatto tutto. I media italiani tacciono impegnati a distrarre l’opinione pubblica con programmi televisivi spazzatura.

I manifestanti hanno tentato di entrare all’interno del palazzo ma la polizia li ha respinti usando gas lacrimogeni. Ad Atene si è realizzata una nuova giornata di proteste, scioperi e tensioni. Almeno un migliaio di coltivatori si sono ritrovati nella capitale ellenica in segno di protesta contro l’aumento delle tasse previsto dal Governo e contro la riforma delle pensioni, la cui misura più contestata è il taglio (dal 15 al 30%) per gli assegni dei pensionati che lasceranno il lavoro a partire dal 2016.

Sarebbe questo l’ennesimo provvedimento emanato ai danni dei pensionati greci negli ultimi sei anni. I sindacati di categoria denunciano che le misure richieste da Ue e Fmi porterebbero a un taglio del‘85% del reddito annuo di diversi attori sociali: in primis gli agricoltori.

Guarda i video:

Vedi la fonte per la Rivoluzione greca

Referendum Trivelle. Bugie e verità

Referendum Trivelle. Ecco le Bugie.

Ormai se ne dicono di ogni riguardo al Referendum Trivelle del 17 aprile, per chi ha le idee confuse abbiamo pubblicato questo piccolo gif, che vi aiuterà a capire meglio la situazione. Più che farvi i disegnini non sappiamo più che cosa fare…

QUINDI AL Referendum Trivelle VAI A VOTARE E VOTA SI!

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Oggi in Italia abbiamo 130 piattaforme marine da cui si prelevano gas e petrolio. E i pozzi marini collocati in prossimità della costa, cioè entro il limite delle 12 miglia – sui quali avrà eventualmente potere di agire la risposta referendaria, tra l’altro solo quando scadranno le concessioni – sono poche.

Tuttavia vorrei svolgere un tre considerazioni.

La prima. Si sottolinea che delle 26 concessioni produttive interessate dal quesito, solamente 4 prevedono l’estrazione di petrolio. E allora? Le altre sono meno pericolose? In Adriatico è stato finora registrato solo un grave incidente: accadde negli anni Sessanta, una fuoriuscita di metano dalla piattaforma Paguro al largo di Ravenna con conseguente incendio. Greenpeace inoltre ha di recente ha pubblicato uno studio realizzato dall’ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca: mostra che tra il 2012 e il 2014 ci sono stati dei superamenti dei livelli stabiliti dalla legge per gli agenti inquinanti nel corso della normale amministrazione di alcuni dei 130 impianti attualmente in funzione in Italia.

La seconda. Gli stessi promotori del referendum hanno spiegato che in ogni caso l’inquinamento non è la priorità che ha reso necessario il Referendum Trivelle . La ragione principale, come è scritto sul sito del coordinamento no-triv, è politica: «Il voto del 17 Aprile è un voto immediatamente politico, in quanto, al di là della specificità del quesito, residuo di trabocchetti e scossoni, esso è l’UNICO STRUMENTO di cui i movimenti che lottano da anni per i beni comuni e per l’affermazione di maggiori diritti possono al momento disporre per dire la propria sulla Strategia Energetica nazionale che da Monti a Renzi resta l’emblema dell’offesa ai territori, alle loro prerogative, alla stessa Costituzione italiana».

Insomma l’intento è dichiarato: dare al governo un segnale contrario all’ulteriore sfruttamento dei combustibili fossili e a favore di un maggior utilizzo di fonti energetiche alternative. Dov’è la menzogna?
La terza. Sovente per condurre e magari vincere una battaglia di vasta portata è necessario agitare simboli e alzare vessilli. La storia è ricca di esempi. Malcom X forse non è stato uno stinco di santo, la sua figura resta tuttora controversa, ma le sue battaglie a favore dei diritti degli afroamericani e dei diritti umani in genere sono un’eredità importante. Andiamo più vicini ai nostri temi. La zoologa Dian Fossey ha adottato metodi non sempre ortodossi per combattere i cacciatori e i bracconieri locali, tuttavia il suo impegno per la salvaguardia dei gorilla di montagna resta cristallino. Anche Erin Brockovich ha usato metodi e un linguaggio poco ortodossi, questo però non le ha impedito di vincere la causa intentata contro la Pacific Gas & Electric, rea di aver contaminato con cromo esavalente le acque della città di Hinkley in California per oltre 30 anni, provocando tumori ai residenti.
Cosa c’entra tutto questo con le trivelle? Tutto e niente. Intendo però dire che le associazioni ambientaliste fanno il loro mestiere, che è poi quello di porre un argine al degrado del pianeta. E se ogni tanto agitano lo spauracchio del petrolio per destarci dal nostro torpore non mi scandalizzerei più di tanto. Nel nome dello stesso petrolio osservo ogni giorno cose ben peggiori.

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