Zoofilia: in Canada, a dovute condizioni, è lecita

Quando si diceva che la zoofilia può benissimo essere la logica conseguenza dell’ideologia gender, parlavamo a ragion veduta.

Se tutto è ammesso e se ogni identità sessuale od orientamento di genere è normale (tanto quel che conta è solo l’amore), allora perché scandalizzarsi della relazione intima tra uomo e animali? O perché considerare folle una persona che, sentendosi cane, si maschera e si comporta come tale?

Il bello è che ora sul tema è intervenuta ufficialmente persino la Corte Suprema di uno Stato “civile”, “illuminato” e “progredito”.

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Stiamo parlando del Canada. Come scrive l’Independent, gli alti giudici canadesi hanno stabilito, con una sentenza che passerà alla storia, che i rapporti sessuali tra esseri umani ed esseri animali sono leciti. Purché – badate bene – non vi sia penetrazione fra i soggetti coinvolti.

Il tutto è nato dalla vicenda di un tizio che, già condannato per violenza sessuale verso le sue figliastre, aveva a suo carico altri tredici capi di accusa, fra cui, per l’appunto, quello di bestialità.

I legali hanno fondato la difesa del loro assistito ricordando che il reato di bestialità, legato ad atti di sodomia con animali, previsto dal Codice penale del 1892, non ha mai compreso ogni genere di relazione sessuale fra uomini e animali. Ergo, secondo gli avvocati, non ogni forma di zoofilia rientra nella fattispecie della bestialità e dunque l’accusato – che non si è capito bene quale tipo di intimità abbia avuto con le bestie – avrebbe dovuto essere scagionato, almeno relativamente a quel punto.

Questa tesi è stata accolta dalla maggioranza dei giudici (7 contro 1), i quali hanno così stabilito che si ha bestialità solo quando viene consumato un rapporto sessuale completo fra uomo e animale: un rapporto che quindi presuppone la penetrazione.

Ci scusiamo per la trattazione di un argomento così scabroso, ma lo abbiamo riportato per mostrare fino a che punto è arrivato l’Occidente. La fantasia – come invocavano i sessantottini – è davvero arrivata al potere. Una fantasia antica, come quelle dei miti greci in cui Zeus si trasformava in animale per sedurre le donne cui mirava (come Leda, che si unì al cigno, che vedete sopra nel dipinto del Correggio).

Ci sarà qualcuno, allora,  che dirà: “Anche i Greci lo facevano!”

Cosa ne pensate voi? Fateci sapere, commentate…

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Modelle nude e vigneti

Giochi saffici e modelle nude nel vigneto: lo spot dei vini friulani fa discutere

Nude che giocano nella vigna. Le modelle nude protagoniste del video promozionale del vino friulano in Russia fanno discutere.

A vederlo il primo impatto che trasmette è quello di trailer di un film erotico. E invece il fine ultimo del filmato e di tutt’altro avviso. La scena riprodotta in un ambiente botticelliano vede delle bellissime modelle russe completamente nude che si divertono tra le vigne del Friuli Venezia Giulia.

Carezze e ammiccamenti saffici, temperatura hot e doppi sensi di facile comprensione.

Il video realizzato dalla fotografa Iris Brosch per pubblicizzare e promuovere il vino friulano dei vigneti Felluga e Pasini. In tanti si sono chiesti, dopo la pubblicazioni di questo video, se fosse necessario un filmato del genere per promuovere un vino di ottima fattura e qualità.

Il video ha suscitato diverse polemiche ed è stato giudicato “lesivo” dell’immagine italiana. Voi cosa ne pensate? Lasciateci un parere nei commenti…

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“Sex roulette” PartySex pericolosi

“Sex roulette”. i party sessuali dove una persona
ha l’Hiv: la nuova folle moda

Sex Roulette attualmente è considerata la massima espressione di sesso estremo, anche se sinceramente la notizia fa storcere un po’ il naso. Si chiamano ‘roulette sessuale‘ e sono delle vere e proprie orge alle quali le persone partecipano, sapendo che tra di loro c’è sicuramente un malato di Hiv. Nussuno sa chi sia: è nascosto nella folla e proprio da questo ‘meccanismo‘ contorto deriva il nome del nuovo trend del momento.  Un brivido, la sensazione di poter essere contagiati, il rischio di essere infettati quasi sicuramente. Ed è proprio quel ‘quasi’ che sta facendo riscuotere tanto successo alla ‘roulette sessuale’. La moda è nata in Serbia dove si è diffusa rapidamente tra i party gay, ma adesso sta spopolando anche tra eterosessuali.  “E’ come se si trattatesse di una roulette russa – ha ammesso uno spogliarellista serbo, conosciuto come Tijana -. Questo tipo di pratica è molto popolare: i partecipanti indossano delle maschere, fanno sesso e tra di loro è nascosta una persona infetta dell’Hiv. E’ sviluppata soprattutto tra i ceti alti: il rischio di poter aver fatto sesso con una persona sieropositiva è alla base della roulette sessuale”.

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Pedofilo prende utero in affitto per procurarsi carne fresca

Questa è una storia di un pedofilo australiano che ha preso un utero in affitto per procurarsi carne fresca

Un uomo di 49 anni, di Victoria, è stato condannato per aver abusato non solo di due nipoti, ma anche di due gemelline che si era procurato grazie all’utero in affitto di una donna in Ucraina, in poche parole al giorno d’oggi un Pedofilo prende utero in affitto tranquillamente senza controlli o accertamenti.

La polizia aveva cominciato ad indagare per via di certe immagini che circolavano su internet. Quando alla fine hanno fatto irruzione in casa del pedofilo, e hanno sequestrato il suo personal computer, lo  hanno trovato in possesso di ben 13.000, tra  immagini e video, pedo-pornografiche.

Tra queste almeno 300 erano immagini che ritraevano le sue figliole, le due gemelline di  neanche un anno.

Pare che l’uomo fosse sposato da un quarto di secolo. Non aveva mai manifestato il desiderio di avere figli. Anzi, la moglie, ignara – a quanto pare – della perversione abietta del consorte, ha dichiarato che nei primi anni Novanta era stata da lui indotta ad abortire.

Dal 2009, poi, secondo gli investigatori, l’uomo ha cominciato ad abusare dei bambini. Dapprima ha molestato i suoi nipoti. Da ultimo ha insistito con la moglie per avere figli e, visto che i bambini non arrivavano, sono ricorsi a un utero in affitto in Ucraina, hanno acquistato degli ovuli in una banca del seme asiatica e così hanno ottenuto due bambine,.

Parliamo di un Pedofilo prende utero in affitto

Pedofilo prende utero in affitto

Purtroppo, a quanto risulta dalla condanna, pare che gli abusi sulle bambine siano cominciati quando le piccole avevano solo 27 giorni e siano continuati per sette mesi.

Sappiamo che certi fatti di cronaca avvengono anche in famiglie apparentemente normali. Di padri che abusano sessualmente dei figli ne vanno sempre troppi, sui giornali. Giustamente fanno scandalo e fanno orrore.

Va anche rilevato, però, per amor del vero e delle statistiche ufficiali, che gli abusi familiari sono soprattutto in famiglie ‘allargate’, laddove ci sono patrigni o nuovi conviventi del genitore naturale; un po’ di meno sono gli abusi laddove i genitori siano conviventi non sposati. Ancor meno sono gli abusi che sono stati accertati in famiglie dove i genitori sono sposati civilmente, e meno di tutti ne risultano nelle famiglie sposate con rito religioso. Questi dati sono stati rilevati da uno studio di portata internazionale condotto su una mole impressionante di dati

L’episodio di cronaca cui si è fatto riferimento in questo articolo, va annoverato in una nuova fattispecie, per la quale non c’è ancora una statistica documentata. Ma certamente il fatto che i bambini possano essere comprati (anche dai single) con la pratica dell’utero in affitto, apre nuove prospettive di affari anche ai mercanti di esseri umani al servizio dei pedofili.

Per questo, la vicenda avvenuta in Victoria, ha rilanciato il dibattito sulla questione e l’istanza di un divieto internazionale generalmente riconosciuto della ignobile pratica dell’utero in affitto.

Redazione   

Fonte: BioEdge per Pedofilo prende utero in affitto

ReferendumTrivelle: Il Comitato per il sì presenta ricorso al Mise – Renzi: “Italiani si sono espressi”

#ReferendumTrivelle, il Comitato per il sì presenta ricorso al Mise. Il premier: “Italiani si sono espressi”

Renzi
ROMA  – Le associazioni del Comitato per il sì al referendum sulle trivelle presenteranno un ricorso al ministero dello Sviluppo Economico per chiedere il blocco immediato di cinque concessioni estrattive entro le 12 miglia. L’annuncio oggi in conferenza stampa alla Camera. Secondo Enzo Di Salvatore, costituzionalista ed estensore dei quesiti referendari, “Queste concessioni sono scadute da tempo e la proroga è illegittima. La norma prevede che siano prorogati i titoli vigenti, non quelli scaduti. Il Mise non si è mai pronunciato a riguardo, di conseguenza le aziende petrolifere stanno continuando ad estrarre senza autorizzazione”. Malgrado la sconfitta i referendari vogliono dunque continuare una battaglia che invece il premier Renzi considera conclusa. “Il popolo italiano ha parlato ed è finita 70 a 30. Leggo che chi ha perso spiega che ha vinto” ma adesso è ora “di impegnarsi a tenere il mare pulito, magari occupandoci dei depuratori, cosa che dovrebbero fare le Regioni. Gli italiani ci chiedono di lavorare non di fare polemiche”.

Oltre al ricorso al Mise, il Comitato per il sì ne ha pronto un altro in sede europea per la violazione, da parte dell’Italia, delle norme che disciplinano l’estrazione degli idrocarburi (direttiva 94/22/CE). Di Salvatore ha reso noto, infatti, che l’europarlamentare Barbara Spinelli (gruppo Gue/Ngl) ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea chiedendo se non ritenga di aprire una procedura di infrazione per violazione delle regole sulla concorrenza in merito alla estensione delle concessioni.

Nel corso dell’incontro con i giornalisti, il Comitato ha spiegato le sue ragioni. Grazie al referendum sulle trivelle “ci sono state modifiche alla normativa proposte dal governo e approvate dal Parlamento. Questa non è demagogia. Petroceltic e Shell hanno rinunciato. I permessi di ricerca sono stati bloccati. Se questo è avvenuto penso sia una vittoria”, ha aggiunto il presidente del Consiglio regionale lucano Piero Lacorazza. Mentre per Francesco Borrelli, delegato della Regione Campania, è comunque un successo aver riportato al centro del dibattito le tematiche energetiche: “Non si è raggiunto il quorum – ha spiegato – ma comunque è stato tracciato il solco che porterà l’Italia sempre più verso le rinnovabili e sempre più lontano dal petrolio. Da questa vicenda nascerà un dialogo più forte con il governo”.

“Se c’è uno sconfitto oggi in Italia è la democrazia – ha detto ancora Enzo Di Salvatore -. Non possiamo gioire se due terzi degli italiani non sono andati a votare. Tuttavia siamo riusciti a fare diventare ‘nazionalpopolare’ un tema di politica energetica nazionale. Prima se ne discuteva solo nelle aule universitarie. Il percorso referendario è stato un successo. Senza il referendum avremmo ancora la politica energetica del governo Monti del 2013, recepita dallo Sblocca Italia, avremmo 27 procedimenti per concessioni entro le 12 miglia, ci sarebbe il pozzo di Ombrina Mare davanti all’Abruzzo. Invece Shell e Petroceltic sono andate via”.

Matteo Renzi dovrà comunque “tenere conto” dei “13 milioni di sì”, secondo Loredana De Petris: “Dobbiamo ringraziare quei milioni di cittadini che sono andati a votare e assicurargli che il loro impegno non è stato, non è e non sarà inutile – ha affermato la senatrice di Sel –  Il fatto che oltre 15 milioni di persone si siano recate alle urne, nonostante una campagna di sabotaggio e disinformazione senza precedenti, è un risultato molto importante. Di questi, ben 13 milioni sono stati i ‘si’, ed è molto significativo che proprio in Basilicata, dove i cittadini conoscono bene la problematiche ambientali legate alle trivellazioni in mare, si sia raggiunto il quorum”.

Di una “vittoria di Pirro” per Renzi ha parlato anche Renato Brunetta, capogruppo alla Camera di Forza Italia, con un occhio al referendum costituzionale del prossimo autunno: “Guardando al 2006, coloro che avevano detto ‘no’ alla riforma costituzionale di Berlusconi erano 20mila in meno dei quasi 16 milioni andati alle urne ieri, e quindi – osserva – se si riuscisse a portare al referendum confermativo di ottobre tutti quelli che hanno votato al referendum sulle trivelle, o ‘sì’ o ‘no’, vincerebbe il ‘no’ alla ‘schiforma’ Renzi-Boschi, il ‘no’ vincerebbe per 60 a 40, come successe 10 anni fa”.

“Renzi dovrebbe vergognarsi per avere incitato gli italiani ad astenersi da un referendum, questo è il ruolo che, secondo i nostri politici o politicanti, devono avere i cittadini”, ha commentato la candidata sindaco a Roma del M5S Virginia Raggi,  uscendo dalla Casaleggio Associati a Milano.
E nel dopo referendum è inervenuto anche il Wwf. “Milioni di italiani oggi hanno chiesto che gli accordi sul clima sottoscritti a Parigi vengano applicati e vogliono per l’Italia un futuro rinnovabile. A conclusione di questa consultazione popolare è bene dire che il governo ha la maggiore responsabilità per aver portato l’Italia al referendum rispetto a una norma sulla proroga delle concessioni delle piattaforme offshore, inserita all’ultimo momento nella Legge di Stabilità 2016, che sapeva sin dall’inizio essere in contrasto con la normativa comunitaria e che sarà obbligato a modificare per intervento dell’Europa”, ha scritto in una nota il Wwf. “Si è fatto di tutto per far fallire questo referendum. Il quorum non è stato raggiunto ma dalle urne emerge una richiesta fortissima affinché vengano cambiate le politiche energetiche del nostro Paese”.

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Referendum Trivelle. Bugie e verità

Referendum Trivelle. Ecco le Bugie.

Ormai se ne dicono di ogni riguardo al Referendum Trivelle del 17 aprile, per chi ha le idee confuse abbiamo pubblicato questo piccolo gif, che vi aiuterà a capire meglio la situazione. Più che farvi i disegnini non sappiamo più che cosa fare…

QUINDI AL Referendum Trivelle VAI A VOTARE E VOTA SI!

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Oggi in Italia abbiamo 130 piattaforme marine da cui si prelevano gas e petrolio. E i pozzi marini collocati in prossimità della costa, cioè entro il limite delle 12 miglia – sui quali avrà eventualmente potere di agire la risposta referendaria, tra l’altro solo quando scadranno le concessioni – sono poche.

Tuttavia vorrei svolgere un tre considerazioni.

La prima. Si sottolinea che delle 26 concessioni produttive interessate dal quesito, solamente 4 prevedono l’estrazione di petrolio. E allora? Le altre sono meno pericolose? In Adriatico è stato finora registrato solo un grave incidente: accadde negli anni Sessanta, una fuoriuscita di metano dalla piattaforma Paguro al largo di Ravenna con conseguente incendio. Greenpeace inoltre ha di recente ha pubblicato uno studio realizzato dall’ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca: mostra che tra il 2012 e il 2014 ci sono stati dei superamenti dei livelli stabiliti dalla legge per gli agenti inquinanti nel corso della normale amministrazione di alcuni dei 130 impianti attualmente in funzione in Italia.

La seconda. Gli stessi promotori del referendum hanno spiegato che in ogni caso l’inquinamento non è la priorità che ha reso necessario il Referendum Trivelle . La ragione principale, come è scritto sul sito del coordinamento no-triv, è politica: «Il voto del 17 Aprile è un voto immediatamente politico, in quanto, al di là della specificità del quesito, residuo di trabocchetti e scossoni, esso è l’UNICO STRUMENTO di cui i movimenti che lottano da anni per i beni comuni e per l’affermazione di maggiori diritti possono al momento disporre per dire la propria sulla Strategia Energetica nazionale che da Monti a Renzi resta l’emblema dell’offesa ai territori, alle loro prerogative, alla stessa Costituzione italiana».

Insomma l’intento è dichiarato: dare al governo un segnale contrario all’ulteriore sfruttamento dei combustibili fossili e a favore di un maggior utilizzo di fonti energetiche alternative. Dov’è la menzogna?
La terza. Sovente per condurre e magari vincere una battaglia di vasta portata è necessario agitare simboli e alzare vessilli. La storia è ricca di esempi. Malcom X forse non è stato uno stinco di santo, la sua figura resta tuttora controversa, ma le sue battaglie a favore dei diritti degli afroamericani e dei diritti umani in genere sono un’eredità importante. Andiamo più vicini ai nostri temi. La zoologa Dian Fossey ha adottato metodi non sempre ortodossi per combattere i cacciatori e i bracconieri locali, tuttavia il suo impegno per la salvaguardia dei gorilla di montagna resta cristallino. Anche Erin Brockovich ha usato metodi e un linguaggio poco ortodossi, questo però non le ha impedito di vincere la causa intentata contro la Pacific Gas & Electric, rea di aver contaminato con cromo esavalente le acque della città di Hinkley in California per oltre 30 anni, provocando tumori ai residenti.
Cosa c’entra tutto questo con le trivelle? Tutto e niente. Intendo però dire che le associazioni ambientaliste fanno il loro mestiere, che è poi quello di porre un argine al degrado del pianeta. E se ogni tanto agitano lo spauracchio del petrolio per destarci dal nostro torpore non mi scandalizzerei più di tanto. Nel nome dello stesso petrolio osservo ogni giorno cose ben peggiori.

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Armani: Basta pellicce animali nella mia moda

Armani ha deciso di eliminare le pellicce animali dai suoi prodotti. La Fur Free Alliance, dichiara:  “E’ un giorno storico” per la moda.

Molti marchi hanno deciso di non utilizzare più pellicce di animali:
Stella McCartney, Hugo Boss, Calvin Klein, Tommy Hilfiger, Zara, H&M, Bershka, American Apparel, ASOS ed Elisabetta Franchi. E in questi giorno Armani uno dei signori della grande moda, un marchio imponente e apprezzatissimo da oltre 40 anni, si è aggiunto a questa Ahimè piccola lista.

L’entrata di Armani nel business del fur free rappresenta un momento storico per la moda.
La casa produttrice ha dichiarato apertamente che nella collezione autunno 2016/2017 saranno abolite le pellicce animalida tutte le collezioni(Giorgio Armani, Armani Collezioni, Emporio Armani, Armani Jeans, Armani Junior, EA7 e Armani Home). Diventando un brand “cruelty free” a tutti gli effetti.

A dare l’annuncio è stata Fur Free Alliance, la coalizione internazionale composta da numerose organizzazioni per la protezione degli animali e rappresentata in Italia da LAV (Lega Anti Vivisezione).

Simone Pavesi, responsabile LAV – Moda Animal Free, ha reso pubbliche le stime dell’associazione animalista, “ogni anno vengono uccisi 95 milioni di visoni, volpi e altri animali per la loro pelliccia”. Un dato che fa riflettere ancora di più alla luce di quanto avviene negli allevamenti, dove gli animali vengono sottoposti a pratiche atroci.

Esistono molte soluzioni alternative all’uso delle pellicce vere.
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Considerando, inoltre, che la lavorazione delle pellicce animali prevede l’uso di sostanze altamente tossiche per l’uomo e inquinanti per l’ambiente, eliminarle dall’abbigliamento e dalla moda, in generale, risulterebbe non solo etico, ma anche sostenibile.

E come lo stilista stesso ha aggiunto, “il progresso tecnologico raggiunto in questi anni ci permette di avere a disposizione valide alternative che rendono inutile il ricorso a pratiche crudeli nei confronti degli animali”. Concludendo quindi che “l’azienda compie oggi un passo importante a testimonianza della particolare attenzione verso le problematiche relative alla salvaguardia dell’ambiente e al rispetto del mondo animale”.

BONUS GENITORI da 5000 EURO ! Ecco come averlo

Arriva il BONUS GENITORI da 5000 euro! Ecco come averlo se hai figli minori di 18 anni

Quasi 9 milioni di Euro sono ancora disponibili per il bonus Giovani Genitori: all’interno della sezione Comunicazioni Online del sito dell’Inps, infatti, l’Istituto informa che il credito a disposizione per l’incentivo, aggiornato al 29/09/2015, è pari a 8.775.000 Euro.

Il bonus, pari a 5.000 Euro, è finalizzato all’assunzione di genitori precari o disoccupati che non abbiano ancora compiuto 36 anni: hanno diritto all’agevolazione le aziende che assumono a tempo indeterminato questi soggetti, o che trasformano un contratto a termine. Per godere dell’incentivo, però, devono essere rispettate determinate condizioni.
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Quando un lavoratore ha diritto al BONUS GENITORI ?
Per poter fruire del beneficio, il lavoratore non deve aver compiuto 36 anni, deve avere almeno un figlio che non abbia compiuto 18 anni, e deve iscriversi nella Banca Dati Giovani Genitori.

Per potersi iscrivere, il lavoratore deve essere titolare di uno dei seguenti rapporti:

-contratto di lavoro subordinato a termine;

– contratto di somministrazione (interinale);

– contratto intermittente;

– collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) o contratto a progetto (co.co.pro);

– lavoro occasionale accessorio.

Se il contratto di lavoro è terminato, il lavoratore deve registrare lo stato di disoccupazione presso un Centro per l’impiego, un Centro Servizi per il lavoro o un’Agenzia per il lavoro.

Il beneficio si perde per:

– compimento della maggiore età del figlio;

– compimento del trentaseiesimo anno d’età;

– assunzione a tempo indeterminato.

In caso di nuova assunzione a tempo indeterminato, e successivo licenziamento, se sussistono ancora le condizioni il lavoratore è libero d’iscriversi alla banca dati di nuovo.

Come iscriversi alla banca dati Giovani Genitori?

Per iscriversi alla banca dati si deve accedere al sito dell’Inps col proprio PIN; l’iscrizione si effettua nella sezione dei servizi al cittadino, col seguente percorso: “Servizi al cittadino” – “Autenticazione con Pin” – “Fascicolo previdenziale del cittadino” – “Comunicazioni telematiche” – “Invio comunicazioni” – “Iscrizione banca dati giovani genitori”.

Ci si può anche iscrivere collegandosi al sito del Dipartimento della Gioventù, utilizzando sempre il Pin dell’Inps.

Quali aziende hanno diritto al bonus?

Hanno diritto all’incentivo le aziende private (comprese le imprese sociali) e le società cooperative, e sono esclusi dall’incentivo gli enti pubblici (economici e non) , i gruppi parlamentari, le associazioni, e, in generale, i datori di lavoro non qualificabili come imprenditori.

Il contratto di lavoro deve essere a tempo indeterminato o di apprendistato, e l’assunzione non deve essere obbligatoria[1].

Inoltre, per ricevere il bonus, le imprese devono essere in possesso del Durc (ovvero essere in regola con gli adempimenti previdenziali), e non devono aver effettuato:

– licenziamenti per giustificato motivo oggettivo o per riduzione del personale, nei 6 mesi precedenti;

– sospensioni dal lavoro o riduzioni dell’orario di lavoro per crisi aziendale, ristrutturazione, riorganizzazione o riconversione industriale;

– precedenti assunzioni di almeno 5 dipendenti utilizzando la stessa agevolazione.

Il lavoratore per il quale si chiede l’incentivo non deve essere stato licenziato dalla stessa azienda, o da impresa controllata o collegata, nei 6 mesi precedenti all’assunzione.

Come sapere se il lavoratore ha diritto al bonus?

Le aziende possono sapere se il dipendente ha diritto all’incentivo verificando l’iscrizione alla Banca dati: basta collegarsi alla banca dati sul portale dell’Inps o del Ministero della Gioventù, e digitare il codice fiscale del lavoratore interessato.

Come si richiede l’incentivo?

In primo luogo, l’azienda deve assumere il lavoratore con Comunicazione Obbligatoria (Co), utilizzando il modello Unilav, ed inserendo il codice agevolazione Giovani Genitori.

Poi dovrà collegarsi al sito dell’Inps, sezione “Servizi per le aziende ed i consulenti”, “Cassetto Previdenziale”, “Comunicazioni Online”, entrare nella comunicazione con codice “GIOV-GE” e compilare la domanda. L’Istituto comunicherà l’attribuzione dell’incentivo tramite Cassetto previdenziale.

Quando si riceve il bonus?

L’Inps non eroga materialmente i soldi, ma dà uno sgravio contributivo: questo significa che l’azienda può compensare i contributi dovuti mensilmente con l’incentivo spettante; indicherà poi il conguaglio effettuato nella dichiarazione UniEmens.

Il bonus non è riconosciuto tutto insieme, ma in quote mensili non superiori alla retribuzione del mese del dipendente.

L’agevolazione è comunque cumulabile con gli altri incentivi esistenti, come quello per l’assunzione disoccupati da oltre 6 mesi[2].

FONTE; www.laleggepertutti.it/

Referendum trivelle, cosa c’è da sapere. VOTA SI!

SI AL DIVIETO DI TRIVELLAZIONI

Referendum trivelle, cosa c’è da sapere. VOTA SI!

Il nostro governo ha concesso alle società petrolifere la possibilità di usare L’AIRGUN. Questo è un cannone di aria compressa per sondare i fondali marini. Questi vengono sparati ogni 5 o 10 minuti. Vengono originati delle onde riflesse per estrarre dati dal sottosuolo. Questi spari producono enormi cataclismi che sconvolgono tutto L’ECOSISTEMA marino. In altri paesi questo è proibito, In Italia no, come al solito come se non bastassero le banchedobbiamo fare anche quest’ altro regalo ai petrolieri. Le società petrolifere che hanno chiesto l’autorizzazione sono ben 17, tutte straniere: 5 britanniche, 3 australiane, 2 norvegesi, 1 irlandese e 1 statunitense. Lega ambiente asserisce che anche se si trovasse il petrolio a livello nazionale basterebbe solo per 50 giorni. Quindi prima di essere favorevoli alle trivellazioni pensate se 50 giorni di estrazione valgolo la bellezza e l’intero ecosistema marittimo italiano. Perchè la salute dell’ambiente e’ la nostra salute.

Il 17 aprile dovete scrivere “SI AL DIVIETO DI TRIVELLAZIONI“, se non volete un mare sporco e inquinato state attenti a questo piccolo accorgimento.

Manca ormai solo un mese alla consultazione, che si terrà domenica 17 aprile, dalle 7 alle 23.

Gli italiani saranno chiamati a votare il referendum e a decidere su questa importante tematica.

La consultazione è stata proposta da nove Consigli regionali: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise.

Tutte regioni costiere, ovviamente toccate molto da vicino dalla questione e in ansia per le ricadute ambientali e turistiche di uno sfruttamento più intensivo degli idrocarburi.

Al Referendum trivelle, cosa c’è da sapere?  VOTA SI!

Guarda il video:  per capire che al Referendum trivelle, devi votare SI! per dire no allo scempio!

Come prevenire il cancro al seno?

Scriviamo questo articolo perchè molti non vorrebbero saperlo, ma noi ve lo diciamo, il cancro al seno ha molte volte origine dalle ascelle. Ecco il perchè:

Nessuno vuole Parlarne, forse perchè sono una parte puzzolente del nostro corpo, molti vorrebbero che non fossero parte del corpo umano, macchiano camicie di sudore emanano odori fastidiosi,  per alcuni sono una vera piaga a tal punto da condizionarne la vita. Per questo la maggior parte degli esseri umani usa migliaia di confezioni di deodoranti di centinaia di migliaia di marchi, tutti assicurano zero macchie sulle camice e la più importante zero odori e persino il sudore.

Detto questo però voglio premettere: NON E’ PER NIENTE SALUTARE!  e ora vi spiegherò il perchè.

Secondo il National Cancer Institute:

composti a base di alluminio sono utilizzati come ingrediente attivo e antitraspirante. Questi composti formano un tappo temporaneo all’interno dei pori sudoriperi che interrompe il flusso di sudore su tutta la superficie della pelle trattata. Alcune ricerche suggeriscono che i composti a base di alluminio, che sono applicati frequentemente dopo ogni doccia e anche durante le ore del giorno, vengono lasciati sulla pelle di conseguenza anche vicino al seno, questi ultimi possono essere assorbiti dalla pelle e provocano l’aumento di estrogeno-simili (ormonali) . l’aumento degli estrogeni favorisce la crescita di cellule di carcinoma mammario, e quindi alcuni scienziati hanno affermato che i deodoranti composti a base di alluminio possono contribuire allo sviluppo del cancro al seno.

Inoltre, l’organismo utilizza sudore per raffreddarsi e rimuovere le tossine dal corpo. Bloccando questi ghiandole sudoripare, si sta blocca uno dei metodi naturali del corpo per eliminare le tossine. Il Deodorante non è una necessità medica, è un bisogno scaturito esclusivamente per una schizzofrenica repulsione degli odori dalla parte della società.

“A volte come società, utilizziamo prodotti perché sono utilizzati in una massa, in modo ossessivo, e non mettiamo mai in discussione la loro validità … o il loro scopo. Tale è il caso degli antitraspiranti. Perché vogliamo fermare il nostro corpo da sudorazione? La nostra pelle è il nostro organo più grande, e ci disintossica quotidianamente dalle sostanze nocive che assumiamo per alimentazione. Se impediamo alle ghiandole sudoripare di fare il loro lavoro, permettiamo l’accumulo di delle tossine all’interno del nostro copro, non permettendo loro di fluire fuori dal corpo. Non dobbiamo ostacolare la disintossicazione del nostro copro, e soprattutto non quotidianamente.” (Fonte)

Dobbiamo stare molto attenti ai prodotti personali che usiamo, e questo è quello che credo possa essere il più dannoso.

Quindi ecco cosa possiamo fare per poterne fare a meno o quasi:

1. Radere e lavare le ascelle ogni sera dopo che si è tornati a casa, e non riapplicare il deodorante finchè non decidete di uscire.

2. Assicurarsi di utilizzare Marche di deodoranti che non abbiamo come composto l’ alluminio. Ci sono molte marche naturali disponibili, basta leggere le confezioni.

3. Smettere immediatamente di utilizzare antitraspiranti che bloccano la sudorazione.

MA NON SMETTERO’ MAI DI DIRLO… L’ALIMENTAZIONE SANA E’ IL SEGRETO PER UNA VITA SANA. QUINDI ECCO QUALCHE TRUCCO PER FERMARE LA SUDORAZIONE PASSANDO PER UNA DIETA SALUTARE:

ECCO QUALCHE MODO NATURALE E SEMPLICE PER NON SUDARE E SOPRATUTTO NON PUZZARE DI ASCELLA