Palestina senz’ acqua . Israele chiude i rubinetti durante il Ramadan

Palestina senz’ acqua . Israele ordina all’unica società idrica che fornisce acqua ai Territori palestinesi di interrompere la sua attività. Le ragioni rimangono sconosciute e il Ramadan inizia senz’acqua.

Palestina senz’ acqua e l’acqua, come tutti sanno è vita”. Lo ha ribadito June Kunugi, rappresentante Unicef per la Palestina, durante l’inaugurazione del primo impianto di desalinizzazione dell’acqua marina a Gaza. Proprio mentre Israele decideva di tagliare le forniture di acqua verso i territori della Cisgiordania, lasciando decine di migliaia di palestinesi senz’acqua durante il mese del Ramadan, sacro per la religione musulmana.

Secondo le ONG i palestinesi sono costretti a vivere con pochi litri di acqua al giorno. Foto di Ali Jadallah/Anadolu Agency/Getty Images
Secondo le ONG i palestinesi sono costretti a vivere con pochi litri di acqua al giorno. Foto di Ali Jadallah/Anadolu Agency/Getty Images

Nei primi due giorni di Ramadan, infatti, Mekorot, l’unica società incaricata da Israele di rifornire acqua alle città palestinesi, ha chiuso i rubinetti della città di Salfit, costringendo la popolazione ad acquistare bottiglie d’acqua a prezzi esorbitanti. Ayman Rabi, direttore di Palestinian Hydrology Group – una ong palestinese impegnata a migliorare l’accesso all’acqua – si è rivolto all’emittente araba Al Jazeera per spiegare che la gente sta vivendo una crisi idrica ormai da più di 40 giorni. “Queste persone vanno in giro a cercare zampilli d’acqua spontanea e sono costrette a vivere con non più di due o tre litri d’acqua al giorno. Ovunque sono cominciati i razionamenti”. Intanto le autorità della città di Jenin, cittadina della Cisgiordania con una popolazione di oltre 40mila persone, hanno riferito che riterranno Mekorot “unica responsabile per eventuali tragedie derivanti dalla carenza d’acqua durante i caldi mesi estivi”. Considerando che in queste zone le temperature superano i 35 gradi.

Un uomo torna a casa con dell’acqua. Il 95% dell’acqua utilizzata dai palestinesi non è adatta a scopi umani. Foto di Ali Jadallah/Anadolu Agency/Getty Images
Un uomo torna a casa con dell’acqua. Il 95% dell’acqua utilizzata dai palestinesi non è adatta a scopi umani. Foto di Ali Jadallah/Anadolu Agency/Getty Images

Secondo le Nazioni Unite la quantità minima d’acqua per persona al giorno deve essere di 7,5 litri. Gli israeliani, compresi i coloni, consumano 350 litri per persona al giorno mentre i palestinesi, in media, ne consumano 60. Senza prendere in considerazione la qualità dell’acqua consumata: secondo Johannes Hahn, commissario europeo per l’Allargamento e la Politica di vicinato, presente anche lui all’inaugurazione dell’impianto di desalinizzazione, il 95 per cento dell’acqua utilizzata dai palestinesi sarebbe “inadatta per l’uso umano”.

Fonte

 


Siria ospitava rifugiati europei

Nei primi anni ’40, la Siria ospitava rifugiati europei,  Aleppo (così come Nuseirat in Palestina e diverse località in Egitto) ha accolto migliaia di europei in fuga dagli orrori e dalle tragedie della seconda guerra mondiale.


di Evan Taparata e Kuang Keng Kuek Ser – FONTE

Da quando cinque anni fa è scoppiata la guerra civile in Siria, milioni di rifugiati hanno cercato porto sicuro in Europa via terra e via mare, attraverso la Turchia e il Mediterraneo.

Anche 70 anni fa dei rifugiati hanno attraversato queste stesse rotte. Ma non erano siriani e hanno viaggiato nella direzione opposta. Al culmine della seconda guerra mondiale, il Middle East Relief and Refugee Administration (MERRA) ha gestito campi in Siria, Egitto e Palestina, dove hanno cercato rifugio decine di migliaia di persone provenienti da tutta Europa. Essi! La Siria ospitava rifugiati europei!

Il Merra faceva parte di una rete crescente di campi profughi di tutto il mondo gestiti da uno sforzo collaborativo di governi nazionali, ufficiali militari ed organizzazioni umanitarie nazionali e internazionali. Vari gruppi di assistenza sociale – tra cui il Servizio Internazionale per le Migrazioni, la Croce Rossa, la Fondazione Vicino Oriente e Save the Children Fund – si sono inseriti in questa attività di supporto al Merra. Successivamente i campi sono stati gestiti dalle Nazioni Unite.

La Siria ospitava i rifugiati europei
Mappa a cura di Kuang Keng Kuek Ser
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Gli archivi forniscono informazioni limitate sulla demografia dei campi profughi della seconda guerra mondiale in Medio Oriente. Le informazioni che sono disponibili mostrano tuttavia che, secondo le previsioni dei funzionari del campo, quest’ultimo sarebbe stato in grado di ospitare altri profughi nel corso del tempo. Le informazioni geografiche sulla posizione dei campi provengono da registrazioni dell’archivio del ramo statunitense del Servizio Sociale Internazionale, situati presso il Social Welfare History Archives dell’Università del Minnesota.

Nel marzo 1944 i funzionari che hanno lavorato per il Merra e il Servizio migrazione internazionale (in seguito chiamato Servizio Sociale Internazionale) hanno pubblicato relazioni su tali campi profughi nel tentativo di migliorarvi le condizioni di vita. Le relazioni offrono una finestra nella vita quotidiana dei cittadini europei – in gran parte dalla Bulgaria, dalla Croazia, dalla Grecia, dalla Turchia e dalla Jugoslavia – che si sono dovuti adattare alla vita all’interno di campi profughi in Medio Oriente durante Seconda guerra mondiale. Le condizioni di vita riecheggiano quelle affrontate dai profughi oggi.

Credit: United Nations Archives and Records Management Section e Muhammad Hamed/Reuters

All’arrivo in uno dei numerosi campi in Egitto, Palestina e Siria, i rifugiati venivano registrati dai funzionari del campo, che distribuivano carte d’identità rilasciate dal campo. Questi documenti – che dovevano portare con sé in ogni momento – comprendevano informazioni quali il nome del rifugiato, il numero di identificazione del campo, informazioni sulla istruzione e sulla loro storia lavorativa e le abilità speciali che possedevano.

I funzionari del campo hanno mantenuto un registro con i vari dati delle persone: numero di identificazione, nome completo, sesso, stato civile, professione, numero di passaporto, commenti, la data di arrivo e, infine, la data di partenza.

La Siria ospitava i rifugiati europei
Una nota scritta a mano mostra che la MERRA gestiva oltre 40mila rifugiati, principalmente donne e bambini, nei campi profughi del Medio Oriente e Nord Africa nel luglio 1944. (Credit: su gentile concessione dell’International Social Service, American Branch records in the Social Welfare History Archives, University of Minnesota)

Una volta registrati, gli ultimi arrivati si sottoponevano a un esame medico approfondito. I rifugiati si dirigevano quindi verso ciò che erano spesso strutture ospedaliere di fortuna – di solito tende, ma a volte edifici vuoti riutilizzati come centri medici – dove si spogliavano di vestiti e scarpe per poi essere lavati a fondo fino a quando i funzionari li dichiaravano sufficientemente disinfettati.

Alcuni rifugiati – come i greci che sono arrivati nel campo di Aleppo dalle isole del Dodecanneso nel 1944 – potevano aspettarsi che i controlli medici sarebbero diventati parte della propria routine quotidiana.

Dopo che i funzionari medici, soddisfatti, li dichiaravano sufficientemente sani da unirsi al resto del campo, i rifugiati venivano smistati nei vari settori abitativi: per famiglie, per bambini non accompagnati, per uomini soli e donne sole. Una volta assegnati ad una particolare sezione del campo, i rifugiati godevano di ben poche opportunità di uscire fuori. Di tanto in tanto veniva loro concesso di andare in giro sotto la supervisione dei funzionari del campo. Siria ospitava rifugiati europei

La Siria ospitava i rifugiati europei
Il generale statunitense Allen Gullion e Fred K. Hoehler, Direttore dello “United Nation’s Division of Displaced Persons”, segnano su una mappa i potenziali movimenti migratori dei rifugiati europei durante la seconda guerra mondiale. Molti europei hanno poi trovato un rifugio sicuro nei campi profughi del Medio Oriente

Credit: Su gentile concessione del Fred K. Hoehler Papers presso il Social Welfare History Archives, University of Minnesota

La Siria ospitava rifugiati europei. Percorrendo diversi chilometri per andare in città, ad esempio, i rifugiati nel campo di Aleppo potevano recarsi ai negozi per comprare beni di prima necessità, guardare un film al cinema o semplicemente trovare un po’ di distrazione dalla monotonia della vita del campo. E se anche il campo di Moses Wells, situato su oltre 100 acri di deserto, non aveva città nelle vicinanze, ai rifugiati veniva permesso di passare un po’ di tempo ogni giorno a fare il bagno nel vicino Mar Rosso.

Naturalmente, il cibo era una parte essenziale della vita quotidiana dei rifugiati. In genere, durante la seconda guerra mondiale, i rifugiati nei campi Merra ricevevano ogni giorno metà delle razioni dell’esercito. I funzionari concedevano che, quando possibile, le razioni venissero integrate con gli alimenti che riflettevano le usanze nazionali e religiose dei rifugiati. Siria ospitava rifugiati europei

Coloro che avevano la fortuna di avere i soldi avrebbero potuto comprare fagioli, olive, olio, frutta, tè, caffè e altre merci nel campo o durante le visite occasionali ai negozi locali, dove oltre al cibo potevano comprare sapone, lame di rasoio, matite, carta, francobolli e altri oggetti. I campi in cui i residenti non erano stipati erano in grado di fornire degli spazi per permettere ai rifugiati di preparare i pasti. Ad Aleppo, per esempio, nel settore femminile veniva riservata una camera per preparare i maccheroni con la farina ricevuta dai funzionari del campo.

Quando La Siria ospitava rifugiati europei e In alcuni campi, ma non in tutti, i profughi erano tenuti a lavorare. Ad Aleppo i rifugiati venivano incoraggiati, ma non obbligati, a lavorare come cuochi, come addetti alle pulizie e come calzolai. Il lavoro non era obbligatorio neanche a Nuseirat, ma i funzionari del campo cercavano di offrire ai rifugiati l’opportunità di utilizzare le proprie abilità nella falegnameria, nella pittura, nella realizzazione di scarpe e nella filatura della lana in modo da poter rimanere occupati e guadagnare un po’ di soldi dagli altri rifugiati che si potevano permettere i loro servizi. Siria ospitava rifugiati europei

Nel campo di Moses Wells, invece, venivano impiegate in qualche attività tutti coloro che erano fisicamente in forma e in grado di lavorare. La maggior parte lavorava come commerciante, addetto alle pulizie, sarto, apprendista, muratore, carpentiere e idraulico. Le “persone estremamente qualificate” venivano invece impiegate come maestri di scuola o capomastri. Le donne eseguivano ulteriori lavori domestici quali il cucito, la lavanderia e la preparazione del cibo, tra gli altri.

La Siria ospitava i rifugiati europei
Profughi croati e jugoslavi al lavoro come calzolai in un campo profughi di El Shatt, in Egitto, durante la seconda guerra mondiale (Credit: United Nations Archives and Records Management Section)

Quando La Siria ospitava rifugiati europei , Addirittura alcuni campi offrivano ai rifugiati la possibilità di ricevere formazione professionale. Nei campi di El Shatt e Moses Wells il personale ospedaliero era così striminzito che furono raddoppiati i programmi di formazione infermieristica per i rifugiati jugoslavi e greci.

In un articolo per l’American Journal of Nursing, così come in diversi rapporti rilasciati al Servizio migrazione internazionale, un’infermiera di spicco di nome Margaret G. Arnstein ha notato che agli studenti del programma sono state insegnate nozioni di infermieristica, di anatomia, di fisiologia, di primo soccorso, di ostetricia, di pediatria, così come delle norme e dei regolamenti militari che governavano i campi. Poiché la maggior parte dei rifugiati non aveva ricevuto un’istruzione formale oltre alla scuola di grammatica, Arnstein ha notato che il programma di cura è stato insegnato “in termini semplici”, ponendo enfasi sull’esperienza pratica rispetto alla teoria e alla ricerca terminologica.

Le infermiere capo del programma di formazione speravano potessero ricevere l’accreditamento formale in modo che chiunque che completasse il programma potesse essere autorizzato a lavorare da infermiere una volta uscito dal campo. Ma all’epoca gli studenti di infermieristica nei campi profughi venivano abilitati a trattare pazienti soltanto perché erano “infermieri di emergenza” che operavano per necessità in tempo di guerra. Siria ospitava rifugiati europei

I funzionari del Merra concordavano sul fatto che per i bambini dei campi profughi era meglio avere una routine regolare. L’istruzione era una parte cruciale di quella routine. Le aule dei campi profughi del Medio Oriente hanno avuto, nella maggior parte dei casi, troppi pochi insegnanti e troppi studenti, strutture inadeguate e sovraffollate. Eppure non tutti i campi erano così. A Nuseirat, per esempio, un rifugiato artista ha realizzato molti dipinti e li ha appesi sulle pareti di una scuola materna all’interno del campo, rendendo le aule “luminose e allegre”. Locali volenterosi hanno donato giocattoli, giochi e bambole per l’asilo, portando un funzionario del campo a far notare che “non aveva nulla da invidiare a molti asili negli Stati Uniti”.

Credit: United Nations Archives and Records Management Section e Muhammad Hamed/Reuters

Quando La Siria ospitava rifugiati europei a volte non lavoravano e non andavano a scuola, i rifugiati prendevano parte a varie attività di svago. Gli uomini giocavano a pallamano e a calcio e socializzavano trattando sigarette – di tanto in tanto anche birra e vino, se disponibili – nelle mense all’interno del campo. Alcuni campi avevano terreni da gioco con scivoli e altalene dove i bambini potevano intrattenersi, e dove i funzionari del campo, le truppe locali e gli operatori della Croce Rossa organizzavano balli per i residenti del campo. Siria ospitava rifugiati europei

La Siria ospitava i rifugiati europei
In questi appunti scritti a mano sono riportate le questioni che preoccupavano maggiormente i responsabili dei campi: la mancanza di privacy dei rifugiati, l’assenza di libertà, se le famiglie dovessero o meno essere separate dai rifugiati single, se i rifugiati con diversi background etnici e nazionali dovessero essere separati, e così via. Nella gestione dei campi, per gli ufficiali era fondamentale tentare di rendere la quotidianità nei campi il più possibile simile alla vita normale. Su gentile concessione di: International Social Service, American Branch records in the Social Welfare History Archives, University of Minnesota

Mentre La Siria ospitava rifugiati europei…Proprio come i rifugiati di oggi, gli europei che si trovavano nei campi profughi del Medio Oriente cercavano di tornare alla vita normale. Le persone che gestivano i campi volevano lo stesso. Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, oggi ci sono quasi 500.000 siriani registrati nei campi come rifugiati. Quasi 5 milioni di persone sono state sfollate a causa del conflitto. Siria ospitava rifugiati europei

La Siria ospitava i rifugiati europei
Rifugiati greci che dal 1945 al 1948 hanno vissuto in un campo profughi a Moses Wells, in Egitto, si riuniscono con i parenti nell’isola patria di Samo.

Siria ospitava rifugiati europei – Questa storia è stata prodotta con l’aiuto di Linnea Anderson, archivista del Social Welfare History Archives dell’Università del Minnesota, che ha fornito un accesso speciale e il permesso di riprodurre i contenuti dell’International Social Service – American Branch fondamentali per la documentazione della vita dei rifugiati. Il supporto è stato fornito in collaborazione con l’Immigration History Research Center at the University of Minnesota.
[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]


Morto per salvare vite. Il ricordo dell’ultimo pediatra di Aleppo: Muhammad Waseem Maaz

Muhammad Waseem Maaz era l’ ultimo pediatra di Aleppo, morto per salvare vite umane. Aleppo in fiamme assieme al suo popolo nell’indifferenza del mondo! #Aleppostabruciando

l ricordo struggente dell’ ” ultimo pediatra di Aleppo “, del futuro sposo che pensava prima a salvare le vite dei bambini e poi la sua. A scriverlo è il dottore Hatem, direttore dell’ospedale dei bambini di Aleppo in Siria. Poco dopo la sua morte sul portale The Syria Campaign il professore ha voluto ricordare Muhammad Waseem Maaz, 36 anni, descritto come l’ultimo medico che operava nella parte orientale di Aleppo, ucciso in un raid aereo compiuto da velivoli del regime contro un ospedale gestito dal Cicr e da Medici senza frontiere. La sua lettera è stata condivisa più di 30mila volte: “Era la persona più amata di tutto l’ospedale”.

“Cari amici, sono il dottor Hatem, direttore dell’ospedale pediatrico di Aleppo. Ieri sera, 27 persone fra medici, personale e  pazienti sono stati uccisi in un attacco aereo su al-Quds, nelle vicinanze dell’ospedale. Il mio amico Muhammad Waseem Maaz, il pediatra più qualificato della città, è stato ucciso nell’attacco.
Lavorava nel nostro ospedale per bambini durante il giorno e poi andava a ad al-Quds  ad assistere a situazioni di emergenza durante la notte.
Il dottor Maaz e io passavamo sei ore insieme ogni giorno. Era cordiale, gentile e scherzava sempre con tutto lo staff. Era il dottore più amato del nostro ospedale.
Io sono in Turchia adesso e lui doveva venire qui a visitare la sua famiglia dopo il mio ritorno ad Aleppo. Non vedeva i suoi da 4 mesi.
Ma il dottor Maaz è rimasto ad  Aleppo, la città più pericolosa del mondo, a causa della sua devozione per i suoi pazienti. Gli ospedali sono spesso presi di mira e colpiti sia dal governo che dalle forze aeree russe.

Giorni prima della morte del dottor Maaz un attacco aereo ha colpito a soli 200 metri dal nostro ospedale. Quando i bombardamenti si intensificano il personale medico corre giù al piano terra dell’ospedale portando le incubatrici dei neonati per proteggerli.

Come tanti altri, il dottor Maaz è stato ucciso perché cercava di salvare vite umane. Oggi noi vogliamo ricordare la sua umanità e il suo coraggio. Per favore, condividete la sua storia affinché gli altri possano sapere cosa devono affrontare i medici ad Aleppo e in tutta la Siria. Oggi la situazione è critica , Aleppo potrebbe potrebbe finire sotto assedio. Abbiamo bisogno dell’attenzione di tutto il mondo”.