Rivoluzione greca, ma i Tg hanno ordini di censurare

In Grecia è rivoluzione, ma i Tg hanno ordini di censurare la rivoluzione greca perché hanno paura di un contagio e che scoppi una rivolta in tutta Europa.

Sono ore drammatiche in Grecia, dove il popolo si e’ accampato sotto al parlamento per mandare avanti lsa Rivoluzione greca e protestare contro le misure di austerità dettate ancora una volta dalla Troika. Bisogna condividere! I mi piace non servono! I media vi stanno nascondendo ciò che sta accadendo in Grecia perché hanno paura di un contagio e che scoppi una rivoluzione in tutta Europa.

I rappresentanti del mondo dell’agricoltura hanno invaso le strade della capitale con mezzi pesanti agricoli paralizzando di fatto tutto. I media italiani tacciono impegnati a distrarre l’opinione pubblica con programmi televisivi spazzatura.

I manifestanti hanno tentato di entrare all’interno del palazzo ma la polizia li ha respinti usando gas lacrimogeni. Ad Atene si è realizzata una nuova giornata di proteste, scioperi e tensioni. Almeno un migliaio di coltivatori si sono ritrovati nella capitale ellenica in segno di protesta contro l’aumento delle tasse previsto dal Governo e contro la riforma delle pensioni, la cui misura più contestata è il taglio (dal 15 al 30%) per gli assegni dei pensionati che lasceranno il lavoro a partire dal 2016.

Sarebbe questo l’ennesimo provvedimento emanato ai danni dei pensionati greci negli ultimi sei anni. I sindacati di categoria denunciano che le misure richieste da Ue e Fmi porterebbero a un taglio del‘85% del reddito annuo di diversi attori sociali: in primis gli agricoltori.

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Vedi la fonte per la Rivoluzione greca

BONUS GENITORI da 5000 EURO ! Ecco come averlo

Arriva il BONUS GENITORI da 5000 euro! Ecco come averlo se hai figli minori di 18 anni

Quasi 9 milioni di Euro sono ancora disponibili per il bonus Giovani Genitori: all’interno della sezione Comunicazioni Online del sito dell’Inps, infatti, l’Istituto informa che il credito a disposizione per l’incentivo, aggiornato al 29/09/2015, è pari a 8.775.000 Euro.

Il bonus, pari a 5.000 Euro, è finalizzato all’assunzione di genitori precari o disoccupati che non abbiano ancora compiuto 36 anni: hanno diritto all’agevolazione le aziende che assumono a tempo indeterminato questi soggetti, o che trasformano un contratto a termine. Per godere dell’incentivo, però, devono essere rispettate determinate condizioni.
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Quando un lavoratore ha diritto al BONUS GENITORI ?
Per poter fruire del beneficio, il lavoratore non deve aver compiuto 36 anni, deve avere almeno un figlio che non abbia compiuto 18 anni, e deve iscriversi nella Banca Dati Giovani Genitori.

Per potersi iscrivere, il lavoratore deve essere titolare di uno dei seguenti rapporti:

-contratto di lavoro subordinato a termine;

– contratto di somministrazione (interinale);

– contratto intermittente;

– collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) o contratto a progetto (co.co.pro);

– lavoro occasionale accessorio.

Se il contratto di lavoro è terminato, il lavoratore deve registrare lo stato di disoccupazione presso un Centro per l’impiego, un Centro Servizi per il lavoro o un’Agenzia per il lavoro.

Il beneficio si perde per:

– compimento della maggiore età del figlio;

– compimento del trentaseiesimo anno d’età;

– assunzione a tempo indeterminato.

In caso di nuova assunzione a tempo indeterminato, e successivo licenziamento, se sussistono ancora le condizioni il lavoratore è libero d’iscriversi alla banca dati di nuovo.

Come iscriversi alla banca dati Giovani Genitori?

Per iscriversi alla banca dati si deve accedere al sito dell’Inps col proprio PIN; l’iscrizione si effettua nella sezione dei servizi al cittadino, col seguente percorso: “Servizi al cittadino” – “Autenticazione con Pin” – “Fascicolo previdenziale del cittadino” – “Comunicazioni telematiche” – “Invio comunicazioni” – “Iscrizione banca dati giovani genitori”.

Ci si può anche iscrivere collegandosi al sito del Dipartimento della Gioventù, utilizzando sempre il Pin dell’Inps.

Quali aziende hanno diritto al bonus?

Hanno diritto all’incentivo le aziende private (comprese le imprese sociali) e le società cooperative, e sono esclusi dall’incentivo gli enti pubblici (economici e non) , i gruppi parlamentari, le associazioni, e, in generale, i datori di lavoro non qualificabili come imprenditori.

Il contratto di lavoro deve essere a tempo indeterminato o di apprendistato, e l’assunzione non deve essere obbligatoria[1].

Inoltre, per ricevere il bonus, le imprese devono essere in possesso del Durc (ovvero essere in regola con gli adempimenti previdenziali), e non devono aver effettuato:

– licenziamenti per giustificato motivo oggettivo o per riduzione del personale, nei 6 mesi precedenti;

– sospensioni dal lavoro o riduzioni dell’orario di lavoro per crisi aziendale, ristrutturazione, riorganizzazione o riconversione industriale;

– precedenti assunzioni di almeno 5 dipendenti utilizzando la stessa agevolazione.

Il lavoratore per il quale si chiede l’incentivo non deve essere stato licenziato dalla stessa azienda, o da impresa controllata o collegata, nei 6 mesi precedenti all’assunzione.

Come sapere se il lavoratore ha diritto al bonus?

Le aziende possono sapere se il dipendente ha diritto all’incentivo verificando l’iscrizione alla Banca dati: basta collegarsi alla banca dati sul portale dell’Inps o del Ministero della Gioventù, e digitare il codice fiscale del lavoratore interessato.

Come si richiede l’incentivo?

In primo luogo, l’azienda deve assumere il lavoratore con Comunicazione Obbligatoria (Co), utilizzando il modello Unilav, ed inserendo il codice agevolazione Giovani Genitori.

Poi dovrà collegarsi al sito dell’Inps, sezione “Servizi per le aziende ed i consulenti”, “Cassetto Previdenziale”, “Comunicazioni Online”, entrare nella comunicazione con codice “GIOV-GE” e compilare la domanda. L’Istituto comunicherà l’attribuzione dell’incentivo tramite Cassetto previdenziale.

Quando si riceve il bonus?

L’Inps non eroga materialmente i soldi, ma dà uno sgravio contributivo: questo significa che l’azienda può compensare i contributi dovuti mensilmente con l’incentivo spettante; indicherà poi il conguaglio effettuato nella dichiarazione UniEmens.

Il bonus non è riconosciuto tutto insieme, ma in quote mensili non superiori alla retribuzione del mese del dipendente.

L’agevolazione è comunque cumulabile con gli altri incentivi esistenti, come quello per l’assunzione disoccupati da oltre 6 mesi[2].

FONTE; www.laleggepertutti.it/

Poste Italiane, pronta la rivoluzione. Nei prossimi 5 anni cambia tutto.

CatturPoste Italiane, approvato piano industriale: investimenti, ma anche 20mila lavoratori a rischio e privatizzazione.

el piano industriale approvato per il 2015-2020 sono previsti 3 miliardi di investimenti in 5 anni, con l’obiettivo di arrivare a 30 miliardi di fatturato nel 2020.

L’Ad di Poste Italiane Francesco Caio ha così dichirato: “Un programma di crescita in investimenti, tecnologia e persone per un’azienda più trasparente e competitiva al servizio del Paese“. Aggiungendo che “non sono previsti licenziamenti, ma prosegue il programma di uscite agevolate già iniziato nel 2010, mentre sono previste 8 mila assunzioni, di cui il 50% tra giovani laureati e nuove professionalità“.

Ci sono alcuni punti che però meritano di essere analizzati. Leggiamo:

Il primo riguarda proprio l’occupazione: il piano prevede la chiusura di altri 500 sportelli dei 13.000 attuali – e naturalmente si tratta di quelli più periferici, che spesso svolgono non solo un servizio pubblico, bensì una primaria funzione sociale – e un piano di esuberi che dovrebbe aggirarsi sulle 15.000 persone degli attuali 143.000 dipendenti. La Cisl è più pessimista e parla di 20 mila lavoratori a rischio.

Altro punto interessante sono il servizio e le tariffe:

Si prevede una riduzione del servizio di recapito universale – socialmente utile ma decisamente poco remunerativo – e un innalzamento delle tariffe, perché come dice Caio: “(..) i cittadini sono abituati a pagare meno per consegne lente e di più per consegne veloci; questo è il mercato e noi ci adegueremo”.

Poi, c’è l’ombra lunga della privatizzazione confermata dal Governo.

In realtà, ciò che il piano industriale di Poste prefigura è la costruzione dell’orizzonte in cui poter finalmente privatizzare Poste Italiane, quotandone in Borsa il 40%; orizzonte che vede la Posta sempre più trasformarsi in una vera e propria banca.

FONTE: http://www.tzetze.it/redazione/2014/12/poste_italiane_approvato_piano_industriale_investimenti_ma_anche_20mila_lavoratori_a_rischio_e_priva/index.html

MULTE – Con la legge di stabilità cambia tutto, tanto pagano i cittadini!

CattuMulte, spese di notifica a carico di cittadini e imprese.

Con la nuova Legge di Stabilità cittadini e imprese pagheranno per impugnare una multa o un’altra causa di basso valore. Tutte le spese di notificazione per le cause che si svolgono davanti al giudice di pace, infatti, saranno a loro carico, come spiegato da Italia Oggi:


 

“Costa più caro impugnare una multa o un’altra causa di basso valore. La legge di Stabilità per il 2015 mette a carico del cittadino e dell’impresa le spese di notificazione per tutte le cause che si svolgono davanti al giudice ci pace, anche quelle di valore fino a 1.033 euro. È questa una delle novità del disegno di legge, oggi al sì definitivo della Camera, che interviene allargando le ipotesi di negoziazione assistita obbligatoria (per le controversie sull’autotrasporto) e stanzia fondi per il processo telematico e per la sicurezza del palazzo di giustizia di Palermo”.

Vediamo i dettagli:

“La ratio della norma è che per effetto della novità sono state poste a carico dei privati le spese i notificazione per le controversie di minor valore. In pratica ci si limita a pagare 46 euro di contributo unificato come già previsto dal testo unico a cui aggiungiamo l’obbligo delle parti a sostenere i costi di notificazione richiesti agli ufficiali giudiziari anche nelle attività conciliativa in sede non contenziosa davanti al giudice di pace di valore inferiore a 1033 euro. Da notare poi un ulteriore elemento: con la soppressione delle sedi distaccate dei tribunali il costo di questi servizi lievita. Le somme incassate saranno utilizzate dal ministero per garantire la funzionalità degli uffici Uepe (esecuzione penale esterna)”.

FONTE: http://www.tzetze.it/redazione/2014/12/multe_spese_di_notifica_a_carico_di_cittadini_e_imprese/

ITALIA AL COLLASSO E PRELIEVO FORZOSO IN ARRIVO? ECCO COSA FARE

NON TI RESTA CHE LEGGERE CON ATTENZIONE, CONDIVIDERE E FARE IN MODO CHE PIU’ PERSONE POSSIBILI SAPPIANO COME TUTELARE QUEI POCHI RISPARMI RIMASTI.

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Nonostante le continue smentite del premier non eletto Matteo Renzi, da più parti, compresi i dintorni di certi “salotti”, si da per certo che tra settembre ed ottobre il governo dovrà varare una maxi stangata finanziaria con tanto di prelievo forzoso sui conti degli italiani, preludio all’arrivo degli oligarchi della troika BCE-FMI-UE dalle parti di palazzo Chigi.

D’altra parte si tratta di un epilogo annunciato e del tutto prevedibile: un governo che riesce a sbagliare per quattro volte consecutive le stime di crescita del pil e, a ruota, dell’andamento dei conti pubblici non poteva che portare il paese dritto dritto nel baratro, completando l’opera iniziata dal primo “governo di nonno Giorgio”, quello del tecnocrate Monti che avrebbe dovuto far vedere la luce in fondo al tunnel agli italiani e che invece li ha accompagnati col suo gelido sorriso e la sua colossale incapacità dritti dritti nella fossa delle Marianne del disastro pubblico.
Occorre infatti ricordare che negli anni successivi alla crisi dei subprime (2008), le dinamiche dei conti pubblici italiani, per quanto non brillanti, si erano deteriorati in modo molto minore rispetto ai paesi cosiddetti “virtuosi”, tanto che il debito pubblico era cresciuto in % molto meno degli altri.

Quindi, se siamo ridotti in questa situazione dobbiamo ringraziare, nell’ordine: Monti, Letta e Renzi, con il primo ed il terzo che stanno battendo tutti i record in termini di incapacità e disastri economici.

La ricetta che si prepara agli italiani è ben conosciuta: patrimoniale, prelievo forzoso sui conti correnti, tagli alle pensioni (comprese quelle già in essere) ed alla sanità (i malati di cancro cacciati dagli ospedali greci perché non in grado di pagarsi le cure vi dicono nulla?).

Come potersi proteggere dalla tempesta che sta per colpire il paese a meno di un improbabile guizzo di coraggio dell’ex sindaco di Firenze che lo porti a non rispettare i diktat di Berlino?

Partiamo dal presupposto che con ogni probabilità il prelievo avverrà di notte e con effetto retroattivo, così come raccomandato dai tecnocrati del FMI per evitare che qualcuno possa sfuggire alla rapina di stato, per cui comunque potrebbe risultare quasi impossibile evitare di essere massacrati. Sì, lo sappiamo: i principi del diritto dicono che una legge non può avere effetto retroattivo, ma il governo Renzi ha già dimostrato di non porsi di questi problemi morali, quindi abbandoniamo questa speranza.
Oltre ai conti correnti, la patrimoniale potrebbe colpire i titoli finanziari, come azioni, obbligazioni, fondi comuni e le polizze assicurative: tutti prodotti che possono essere facilmente “munti” in quanto le compagnie assicurative e le banche prelevano alla fonte ciò che ordina lo stato.

Qualcuno potrebbe pensare di prelevare giorno per giorno una piccola quantità di denaro da tenere sotto il materasso, ma è opportuno ricordare che esistono forti limitazioni ai pagamenti per contante (adesso vi suona più chiaro il motivo?) e che nell’arco dei prossimi due anni tutte le banconote in circolazione verranno cambiate con quelle di nuovo disegno e messe fuori corso. Di conseguenza, se doveste trovarsi con parecchio contante in casa sareste comunque costretti a farveli cambiare in banca e, statene certi, poi scatterebbero gli accertamenti di parte dell’agenzia delle entrate.

Quindi che soluzioni ci possono essere?

Convertire una parte della liquidità in beni facilmente trasportabili, che non abbiano obbligo di denuncia. Si tratta quindi dei classici oggetti da collezione: come orologi, penne, francobolli, ecc, che possono essere venduti anche all’estero e trasportati con comodità.

Sì, si tratta di economia di guerra, ma è quella che purtroppo è diventata la zona dell’euro: un teatro di guerra attuata dalla Germania per il predominio sull’interno continente.

Già alcuni anni fa, Eugenio Benettazzo aveva previsto questa crisi ed aveva considerato “fortunati” coloro che avessero avuto un piccolo appezzamento di terreno dal quale trarre sostentamento. Vi sembra una visione catastrofista? Provate a pensare a quelle famiglie dove entrambi sono disoccupati: se avessero un pezzo di terreno taglierebbero drasticamente le spese di alimentazione, il che non sarebbe comunque cosa di poco conto.

Vi ricordate la danza di gioia di Prodi e compagni per l’ingresso dell’Italia nell’euro? Bene, vi sareste mai immaginati che a distanza di poco più di un decennio ci si sarebbe trovati con lo spettro dell’esproprio da parte dello stato dei beni delle nostre famiglie?

Una piccola postilla finale: a parte tenere i soldi sotto il materasso (che comunque non è così facile) avete notato che gli strumenti per sfuggire alla patrimoniale… riguardano oggetti che richiedono capacità e conoscenze estremamente elevate per evitare di venire turlupinati?

Sì, esatto: alla fine il conto salato dell’euro verrà pagato dal ceto medio, non certo da quello che su questa crisi ha prosperato affidando la gestione del proprio patrimonio ai grandi fondi speculativi, e meno che meno dalla casta politica e da quella del suo sottobosco.

Saremo tutti rovinati, ma col sorriso sulle labbra grazie alle folgoranti battute dell’ex sindaco di Firenze. Peccato che non abbia deciso di seguire le orme di Benigni e Pieraccioni: avrebbe sbancato i botteghini e risparmiato agli italiani un futuro di distruzione economica, morale, civile.

FONTE ARTICOLO: http://www.ilnord.it/index.php?id_articolo=3356#.U9j2BDh88UA.facebook

http://www.grandecocomero.com/prelievo-forzoso-guida-pratica-istruzioni-per-luso/

Weekend del 25 Aprile: arrivano rincari per benzina e diesel

12059-3Week-end ‘ponte’ del 25 aprile nel segno dei rincari per benzina e diesel, sull’onda del balzo dei mercati internazionali dei prodotti e dei greggi. In pratica, fare un pieno costerà in media quasi un euro in più: il costo di un caffé al bar.

Prezzi raccomandati in salita su tutta la rete carburanti nazionale, con Eni che dà il via al consueto giro di movimenti aumentando sia la ‘verde’ che il diesel di 1,5 cent euro/litro. Q8 dal canto suo rincara solo la benzina di 1 cent. I prezzi praticati sul territorio intanto sono anch’essi in salita (no logo comprese) a valle dei rincari odierni sui listini. Tutte le compagnie tornano sopra 1,7 euro nella media nazionale.

In base al monitoraggio in un campione di impianti che rappresenta la situazione nazionale per il nuovo servizio di checkupprezzinews.it , il prezzo medio praticato in modalità ‘servito’ della benzina va oggi dall’ 1,701 cent euro/litro di Eni all’ 1,729 di Shell (no – logo su a 1,558). Il diesel passa dall’1,584 di Eni all’1, 609 di Q8 (no – logo 1,432). Per il Gpl infine si oscilla tra lo 0,602 di Eni e 0,616 di Shell (no -logo 0,574).

Punte massime sul ‘servito’ (no – logo escluse) osservate per tutti e tre i prodotti nel Sud Italia che vanno dall’1,806 euro/litro per la benzina all’1,663 per il diesel allo 0,647 per il Gpl. Punte minime (no-logo escluse) osservate tutte al nord del Paese che vanno dall’1,623 per la benzina all’1,516 del diesel fino al 0,556 per il Gpl. (Adnkronos)

FONTE ARTICOLO: http://www.tzetze.it/redazione/2015/04/weekend_del_25_aprile_arrivano_rincari_per_benzina_e_diesel/index.html