Puglia, scontro fra treni tra Andria e Corato

Puglia, scontro fra treni tra Andria e Corato: più di 20 morti fra macchinisti e pendolari, 50 feriti

L’incidente in un tratto a binario unico. Bambino estratto vivo da uno dei convogli. Emergenza sangue: in tanti in ospedale ad Andria e al Policlinico per donare. Il sindaco di Corato: “Sembra un disastro aereo”. Nello scontro fra treni tra Andria e Corato a voi le testimonianze.

CORATO – “Sembra un disastro aereo”. Chi ha visto i due treni accartocciati nella campagne della Murgia fra Andria e Corato racconta così il disastro. Venti morti e oltre 50 feriti, molti dei quali incastrati nei convogli, nello scontro frontale fra due treni di linea delle Ferrovie Nord Barese avvenuto in mattinata sul tratto a binario unico. Ma il bilancio delle vittime sembra purtroppo destinato ad aumentare.

L’ospedale da campo e gli psicologi. Tra i feriti soccorsi negli ospedali di Andria, Barletta e Bisceglie – 18 dei quali sono in gravi condizioni – c’è anche un bambino di pochi anni portato in ospedale a bordo di un elicottero. Nella zona dell’incidente è stato allestito un ospedale da campo per i primi soccorsi. La Asl ha messo in campo un coordinamento psicologico sia sul luogo della tragedia sia negli ospedali in collaborazione con l’Ordine degli psicologi. Le salme vengono trasferite all’Istituto di medicina legale di Bari.

Bari, scontro tra treni: le prime immagini sul luogo dell’incidente

 

Il presidente Mattarella e il premier Renzi. “Non ci fermeremo finché non sarà fatta chiarezza”, ha detto il presidente del consiglio, Matteo Renzi, che ha espresso il “cordoglio” per le vittime del disastro. Il premier arriverà stasera in Puglia. Di “tragedia inammissibile” e “profondo dolore” parla invece il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il capo dello Stato chiede di “fare piena luce: occorre accertare subito e con precisione responsabilità ed eventuali carenze”. Il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, si è attivato e ha chiamato la società Rfi chiedendo di mettersi a disposizione e dare tutto il supporto alle società coinvolte (che non sono del gruppo Fs) e alle indagini.

L’intervento dal cielo. Si sono mossi anche l’elisoccorso della Protezione civile e quello dei vigili del fuoco. I primi rilievi aerei effettuati dai vigili del fuoco avevano dato l’idea della violenza dello scontro. Uno dei treni ha soltanto due vagoni rimasti pressoché intatti; l’altro soltanto l’ultimo, quello di coda. “E’ un disastro come se fosse caduto un aereo”, scrive sul proprio profilo Facebook il sindaco di Corato, Massimo Mazzilli.

Scontro tra treni, il racconto di un sopravvissuto salvato dalla moglie

L’emergenza sangue. Il centro trasfusionale di Andria sta effettuando una raccolta straordinaria di sangue all’ospedale di Andria: servono donatori del gruppo 0 positivo. Visto il notevole afflusso di donatori, fanno sapere dal centro, è consigliabile andare in ospedale nella mattinata di domani. Il dipartimento regionale di Promozione della salute comunica che tutti i servizi trasfusionali della Regione Puglia rimarranno aperti oggi e domani dalle 8 alle 19. Tanti in coda anche al Policlinico di Bari.

Il centro di accoglienza. La Protezione civile della Bat rende noto che presso il palazzetto dello sport in viale Germania ad Andria è allestito un centro di accoglienza per parenti delle vittime e un centro di informazione per il ricongiungimento familiare dei passeggeri. I numeri presso cui è possibile contattare i responsabili della struttura sono 331.171.31.03 – 0883.299.750 – 0883.299.416 e 0883.299.411.

La testimonianza del poliziotto. “Una scena spaventosa, allucinante: questo è quello che ho visto”, racconta un agente di polizia, con la divisa impolverata, impegnato a scavare fra i detriti. “Ho visto persone morte, altre che chiedevano aiuto, persone che piangevano. La scena più brutta della mia vita”.

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Palestina senz’ acqua . Israele chiude i rubinetti durante il Ramadan

Palestina senz’ acqua . Israele ordina all’unica società idrica che fornisce acqua ai Territori palestinesi di interrompere la sua attività. Le ragioni rimangono sconosciute e il Ramadan inizia senz’acqua.

Palestina senz’ acqua e l’acqua, come tutti sanno è vita”. Lo ha ribadito June Kunugi, rappresentante Unicef per la Palestina, durante l’inaugurazione del primo impianto di desalinizzazione dell’acqua marina a Gaza. Proprio mentre Israele decideva di tagliare le forniture di acqua verso i territori della Cisgiordania, lasciando decine di migliaia di palestinesi senz’acqua durante il mese del Ramadan, sacro per la religione musulmana.

Secondo le ONG i palestinesi sono costretti a vivere con pochi litri di acqua al giorno. Foto di Ali Jadallah/Anadolu Agency/Getty Images
Secondo le ONG i palestinesi sono costretti a vivere con pochi litri di acqua al giorno. Foto di Ali Jadallah/Anadolu Agency/Getty Images

Nei primi due giorni di Ramadan, infatti, Mekorot, l’unica società incaricata da Israele di rifornire acqua alle città palestinesi, ha chiuso i rubinetti della città di Salfit, costringendo la popolazione ad acquistare bottiglie d’acqua a prezzi esorbitanti. Ayman Rabi, direttore di Palestinian Hydrology Group – una ong palestinese impegnata a migliorare l’accesso all’acqua – si è rivolto all’emittente araba Al Jazeera per spiegare che la gente sta vivendo una crisi idrica ormai da più di 40 giorni. “Queste persone vanno in giro a cercare zampilli d’acqua spontanea e sono costrette a vivere con non più di due o tre litri d’acqua al giorno. Ovunque sono cominciati i razionamenti”. Intanto le autorità della città di Jenin, cittadina della Cisgiordania con una popolazione di oltre 40mila persone, hanno riferito che riterranno Mekorot “unica responsabile per eventuali tragedie derivanti dalla carenza d’acqua durante i caldi mesi estivi”. Considerando che in queste zone le temperature superano i 35 gradi.

Un uomo torna a casa con dell’acqua. Il 95% dell’acqua utilizzata dai palestinesi non è adatta a scopi umani. Foto di Ali Jadallah/Anadolu Agency/Getty Images
Un uomo torna a casa con dell’acqua. Il 95% dell’acqua utilizzata dai palestinesi non è adatta a scopi umani. Foto di Ali Jadallah/Anadolu Agency/Getty Images

Secondo le Nazioni Unite la quantità minima d’acqua per persona al giorno deve essere di 7,5 litri. Gli israeliani, compresi i coloni, consumano 350 litri per persona al giorno mentre i palestinesi, in media, ne consumano 60. Senza prendere in considerazione la qualità dell’acqua consumata: secondo Johannes Hahn, commissario europeo per l’Allargamento e la Politica di vicinato, presente anche lui all’inaugurazione dell’impianto di desalinizzazione, il 95 per cento dell’acqua utilizzata dai palestinesi sarebbe “inadatta per l’uso umano”.

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Siria ospitava rifugiati europei

Nei primi anni ’40, la Siria ospitava rifugiati europei,  Aleppo (così come Nuseirat in Palestina e diverse località in Egitto) ha accolto migliaia di europei in fuga dagli orrori e dalle tragedie della seconda guerra mondiale.


di Evan Taparata e Kuang Keng Kuek Ser – FONTE

Da quando cinque anni fa è scoppiata la guerra civile in Siria, milioni di rifugiati hanno cercato porto sicuro in Europa via terra e via mare, attraverso la Turchia e il Mediterraneo.

Anche 70 anni fa dei rifugiati hanno attraversato queste stesse rotte. Ma non erano siriani e hanno viaggiato nella direzione opposta. Al culmine della seconda guerra mondiale, il Middle East Relief and Refugee Administration (MERRA) ha gestito campi in Siria, Egitto e Palestina, dove hanno cercato rifugio decine di migliaia di persone provenienti da tutta Europa. Essi! La Siria ospitava rifugiati europei!

Il Merra faceva parte di una rete crescente di campi profughi di tutto il mondo gestiti da uno sforzo collaborativo di governi nazionali, ufficiali militari ed organizzazioni umanitarie nazionali e internazionali. Vari gruppi di assistenza sociale – tra cui il Servizio Internazionale per le Migrazioni, la Croce Rossa, la Fondazione Vicino Oriente e Save the Children Fund – si sono inseriti in questa attività di supporto al Merra. Successivamente i campi sono stati gestiti dalle Nazioni Unite.

La Siria ospitava i rifugiati europei
Mappa a cura di Kuang Keng Kuek Ser
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Gli archivi forniscono informazioni limitate sulla demografia dei campi profughi della seconda guerra mondiale in Medio Oriente. Le informazioni che sono disponibili mostrano tuttavia che, secondo le previsioni dei funzionari del campo, quest’ultimo sarebbe stato in grado di ospitare altri profughi nel corso del tempo. Le informazioni geografiche sulla posizione dei campi provengono da registrazioni dell’archivio del ramo statunitense del Servizio Sociale Internazionale, situati presso il Social Welfare History Archives dell’Università del Minnesota.

Nel marzo 1944 i funzionari che hanno lavorato per il Merra e il Servizio migrazione internazionale (in seguito chiamato Servizio Sociale Internazionale) hanno pubblicato relazioni su tali campi profughi nel tentativo di migliorarvi le condizioni di vita. Le relazioni offrono una finestra nella vita quotidiana dei cittadini europei – in gran parte dalla Bulgaria, dalla Croazia, dalla Grecia, dalla Turchia e dalla Jugoslavia – che si sono dovuti adattare alla vita all’interno di campi profughi in Medio Oriente durante Seconda guerra mondiale. Le condizioni di vita riecheggiano quelle affrontate dai profughi oggi.

Credit: United Nations Archives and Records Management Section e Muhammad Hamed/Reuters

All’arrivo in uno dei numerosi campi in Egitto, Palestina e Siria, i rifugiati venivano registrati dai funzionari del campo, che distribuivano carte d’identità rilasciate dal campo. Questi documenti – che dovevano portare con sé in ogni momento – comprendevano informazioni quali il nome del rifugiato, il numero di identificazione del campo, informazioni sulla istruzione e sulla loro storia lavorativa e le abilità speciali che possedevano.

I funzionari del campo hanno mantenuto un registro con i vari dati delle persone: numero di identificazione, nome completo, sesso, stato civile, professione, numero di passaporto, commenti, la data di arrivo e, infine, la data di partenza.

La Siria ospitava i rifugiati europei
Una nota scritta a mano mostra che la MERRA gestiva oltre 40mila rifugiati, principalmente donne e bambini, nei campi profughi del Medio Oriente e Nord Africa nel luglio 1944. (Credit: su gentile concessione dell’International Social Service, American Branch records in the Social Welfare History Archives, University of Minnesota)

Una volta registrati, gli ultimi arrivati si sottoponevano a un esame medico approfondito. I rifugiati si dirigevano quindi verso ciò che erano spesso strutture ospedaliere di fortuna – di solito tende, ma a volte edifici vuoti riutilizzati come centri medici – dove si spogliavano di vestiti e scarpe per poi essere lavati a fondo fino a quando i funzionari li dichiaravano sufficientemente disinfettati.

Alcuni rifugiati – come i greci che sono arrivati nel campo di Aleppo dalle isole del Dodecanneso nel 1944 – potevano aspettarsi che i controlli medici sarebbero diventati parte della propria routine quotidiana.

Dopo che i funzionari medici, soddisfatti, li dichiaravano sufficientemente sani da unirsi al resto del campo, i rifugiati venivano smistati nei vari settori abitativi: per famiglie, per bambini non accompagnati, per uomini soli e donne sole. Una volta assegnati ad una particolare sezione del campo, i rifugiati godevano di ben poche opportunità di uscire fuori. Di tanto in tanto veniva loro concesso di andare in giro sotto la supervisione dei funzionari del campo. Siria ospitava rifugiati europei

La Siria ospitava i rifugiati europei
Il generale statunitense Allen Gullion e Fred K. Hoehler, Direttore dello “United Nation’s Division of Displaced Persons”, segnano su una mappa i potenziali movimenti migratori dei rifugiati europei durante la seconda guerra mondiale. Molti europei hanno poi trovato un rifugio sicuro nei campi profughi del Medio Oriente

Credit: Su gentile concessione del Fred K. Hoehler Papers presso il Social Welfare History Archives, University of Minnesota

La Siria ospitava rifugiati europei. Percorrendo diversi chilometri per andare in città, ad esempio, i rifugiati nel campo di Aleppo potevano recarsi ai negozi per comprare beni di prima necessità, guardare un film al cinema o semplicemente trovare un po’ di distrazione dalla monotonia della vita del campo. E se anche il campo di Moses Wells, situato su oltre 100 acri di deserto, non aveva città nelle vicinanze, ai rifugiati veniva permesso di passare un po’ di tempo ogni giorno a fare il bagno nel vicino Mar Rosso.

Naturalmente, il cibo era una parte essenziale della vita quotidiana dei rifugiati. In genere, durante la seconda guerra mondiale, i rifugiati nei campi Merra ricevevano ogni giorno metà delle razioni dell’esercito. I funzionari concedevano che, quando possibile, le razioni venissero integrate con gli alimenti che riflettevano le usanze nazionali e religiose dei rifugiati. Siria ospitava rifugiati europei

Coloro che avevano la fortuna di avere i soldi avrebbero potuto comprare fagioli, olive, olio, frutta, tè, caffè e altre merci nel campo o durante le visite occasionali ai negozi locali, dove oltre al cibo potevano comprare sapone, lame di rasoio, matite, carta, francobolli e altri oggetti. I campi in cui i residenti non erano stipati erano in grado di fornire degli spazi per permettere ai rifugiati di preparare i pasti. Ad Aleppo, per esempio, nel settore femminile veniva riservata una camera per preparare i maccheroni con la farina ricevuta dai funzionari del campo.

Quando La Siria ospitava rifugiati europei e In alcuni campi, ma non in tutti, i profughi erano tenuti a lavorare. Ad Aleppo i rifugiati venivano incoraggiati, ma non obbligati, a lavorare come cuochi, come addetti alle pulizie e come calzolai. Il lavoro non era obbligatorio neanche a Nuseirat, ma i funzionari del campo cercavano di offrire ai rifugiati l’opportunità di utilizzare le proprie abilità nella falegnameria, nella pittura, nella realizzazione di scarpe e nella filatura della lana in modo da poter rimanere occupati e guadagnare un po’ di soldi dagli altri rifugiati che si potevano permettere i loro servizi. Siria ospitava rifugiati europei

Nel campo di Moses Wells, invece, venivano impiegate in qualche attività tutti coloro che erano fisicamente in forma e in grado di lavorare. La maggior parte lavorava come commerciante, addetto alle pulizie, sarto, apprendista, muratore, carpentiere e idraulico. Le “persone estremamente qualificate” venivano invece impiegate come maestri di scuola o capomastri. Le donne eseguivano ulteriori lavori domestici quali il cucito, la lavanderia e la preparazione del cibo, tra gli altri.

La Siria ospitava i rifugiati europei
Profughi croati e jugoslavi al lavoro come calzolai in un campo profughi di El Shatt, in Egitto, durante la seconda guerra mondiale (Credit: United Nations Archives and Records Management Section)

Quando La Siria ospitava rifugiati europei , Addirittura alcuni campi offrivano ai rifugiati la possibilità di ricevere formazione professionale. Nei campi di El Shatt e Moses Wells il personale ospedaliero era così striminzito che furono raddoppiati i programmi di formazione infermieristica per i rifugiati jugoslavi e greci.

In un articolo per l’American Journal of Nursing, così come in diversi rapporti rilasciati al Servizio migrazione internazionale, un’infermiera di spicco di nome Margaret G. Arnstein ha notato che agli studenti del programma sono state insegnate nozioni di infermieristica, di anatomia, di fisiologia, di primo soccorso, di ostetricia, di pediatria, così come delle norme e dei regolamenti militari che governavano i campi. Poiché la maggior parte dei rifugiati non aveva ricevuto un’istruzione formale oltre alla scuola di grammatica, Arnstein ha notato che il programma di cura è stato insegnato “in termini semplici”, ponendo enfasi sull’esperienza pratica rispetto alla teoria e alla ricerca terminologica.

Le infermiere capo del programma di formazione speravano potessero ricevere l’accreditamento formale in modo che chiunque che completasse il programma potesse essere autorizzato a lavorare da infermiere una volta uscito dal campo. Ma all’epoca gli studenti di infermieristica nei campi profughi venivano abilitati a trattare pazienti soltanto perché erano “infermieri di emergenza” che operavano per necessità in tempo di guerra. Siria ospitava rifugiati europei

I funzionari del Merra concordavano sul fatto che per i bambini dei campi profughi era meglio avere una routine regolare. L’istruzione era una parte cruciale di quella routine. Le aule dei campi profughi del Medio Oriente hanno avuto, nella maggior parte dei casi, troppi pochi insegnanti e troppi studenti, strutture inadeguate e sovraffollate. Eppure non tutti i campi erano così. A Nuseirat, per esempio, un rifugiato artista ha realizzato molti dipinti e li ha appesi sulle pareti di una scuola materna all’interno del campo, rendendo le aule “luminose e allegre”. Locali volenterosi hanno donato giocattoli, giochi e bambole per l’asilo, portando un funzionario del campo a far notare che “non aveva nulla da invidiare a molti asili negli Stati Uniti”.

Credit: United Nations Archives and Records Management Section e Muhammad Hamed/Reuters

Quando La Siria ospitava rifugiati europei a volte non lavoravano e non andavano a scuola, i rifugiati prendevano parte a varie attività di svago. Gli uomini giocavano a pallamano e a calcio e socializzavano trattando sigarette – di tanto in tanto anche birra e vino, se disponibili – nelle mense all’interno del campo. Alcuni campi avevano terreni da gioco con scivoli e altalene dove i bambini potevano intrattenersi, e dove i funzionari del campo, le truppe locali e gli operatori della Croce Rossa organizzavano balli per i residenti del campo. Siria ospitava rifugiati europei

La Siria ospitava i rifugiati europei
In questi appunti scritti a mano sono riportate le questioni che preoccupavano maggiormente i responsabili dei campi: la mancanza di privacy dei rifugiati, l’assenza di libertà, se le famiglie dovessero o meno essere separate dai rifugiati single, se i rifugiati con diversi background etnici e nazionali dovessero essere separati, e così via. Nella gestione dei campi, per gli ufficiali era fondamentale tentare di rendere la quotidianità nei campi il più possibile simile alla vita normale. Su gentile concessione di: International Social Service, American Branch records in the Social Welfare History Archives, University of Minnesota

Mentre La Siria ospitava rifugiati europei…Proprio come i rifugiati di oggi, gli europei che si trovavano nei campi profughi del Medio Oriente cercavano di tornare alla vita normale. Le persone che gestivano i campi volevano lo stesso. Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, oggi ci sono quasi 500.000 siriani registrati nei campi come rifugiati. Quasi 5 milioni di persone sono state sfollate a causa del conflitto. Siria ospitava rifugiati europei

La Siria ospitava i rifugiati europei
Rifugiati greci che dal 1945 al 1948 hanno vissuto in un campo profughi a Moses Wells, in Egitto, si riuniscono con i parenti nell’isola patria di Samo.

Siria ospitava rifugiati europei – Questa storia è stata prodotta con l’aiuto di Linnea Anderson, archivista del Social Welfare History Archives dell’Università del Minnesota, che ha fornito un accesso speciale e il permesso di riprodurre i contenuti dell’International Social Service – American Branch fondamentali per la documentazione della vita dei rifugiati. Il supporto è stato fornito in collaborazione con l’Immigration History Research Center at the University of Minnesota.
[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]


Francia verso la paralisi economica

Francia verso la paralisi economica – Scoppia la rivoluzione. Lo scontro tra il governo socialista e i sindacati sul disegno di legge di riforma del lavoro sta mettendo in crisi il sistema produttivo.

Francia verso la paralisi economica – La polizia questa mattina ha sbloccato il deposito di carburante di Douchy-les-Mines, nel nord, e di Brest, in Bretagna. Sei delle otto raffinerie del Paese sono o del tutto o parzialmente chiuse, 4mila stazioni di servizio sono a secco su 12mila, in sciopero anche il trasporto pubblico.

L’obiettivo dei sindacati, Cgt in testa, è costringere il Governo a ritirare la legge di riforma del mercato del lavoro. Il braccio di ferro è tra il premier Manuel Valls e il leader della Cgt Philippe Martinez quando mancano pochi giorni dagli Europei di calcio che inizieranno il 10 giugno.

“C‘è un appello allo sciopero generale, ci saranno assemblee generali come si dovrebbe fare in tutte le imprese”, ha spiegato in un’intervista a France Inter Philippe Martinez, segretario generale della Cgt, prima confederazione sindacale francese con 692mila tesserati. “Siamo determinati ad andare fino in fondo. La mobilitazione rischia di crescere fino a quando il governo si rifiuterà di discutere”.

Adesso a fermarsi potrebbero essere anche le centrali nucleari. La Cgt ha chiesto al personale di Edf, primo produttore di elettricità del Paese, di partecipare al movimento per fare aumentare la pressione sul governo, sia con abbassamenti di corrente che con tagli della rete.

Francia verso la paralisi economica – Guarda il video

(fonte: Lookthevideo.it, Euronews)


E’ morto Marco Pannella

E’ morto Marco Pannella. Addio al leader radicale che ha cambiato il volto all’Italia restando sempre in minoranza.

All’età di 86 anni è morto Marco Pannella, leader  radicale, socialista, liberale, federalista europeo, anticlericale, antiproibizionista, antimilitarista, nonviolento e gandhiano.

Marco si è spento dopo una lunga malattia: Marco lottava contro due tumori, uno ai polmoni e uno al fegato, di cui ha parlato più volte pubblicamente. Negli ultimi Marco Pannella era stato ricoverato ma nelle ultime ore i medici l’avevano sedato, senza dare speranze di sopravvivenza.

Negli ultimi giorni le sue funzioni vitali – spiegano fonti mediche all’Ansa – sono peggiorate al punto che è stato ritenuto opportuno un trasferimento in una clinica romana più attrezzata presso il quale “non sono previste visite”. Un’accortezza per garantire tranquillità e riservatezza a Pannella.

La camera ardente si aprirà a Montecitorio a partire da domani alle ore 15. Poi nella notte in via di Torre Argentina si terrà una veglia al partito radicale.

Alfiere dei diritti individuali e inventore della disobbedienza civile, Pannella è stato capace di attirare tra i radicali i giovani contestatori degli anni settanta e poi, vent’anni dopo, di allearsi con Berlusconi. Ma nessuno direbbe che è stato un voltagabbana. Per lui l’importante era far vincere le sue idee. Certo non è stato un politico convenzionale: farsi arrestare per aver fumato uno spinello in pubblico (successe nel 1975) non è da tutti.

Anche la sua vita privata è stata fuori dagli schemi: “Sono legato da 40 anni alla mia compagna Mirella, ma ho avuto tre o quattro uomini che ho amato molto. E con lei non c’è stata mai nessuna gelosia”. Nessun figlio dalla moglie; ma forse più d’uno, per sua stessa ammissione, sparsi in giro per l’Italia, frutto dei suoi amori giovanili. I successi li ha costruiti con due armi: le sue parole e il suo corpo. Era lui il “signor Hood” di una canzone che gli aveva dedicato Francesco De Gregori: “con due pistole caricate a salve e un canestro pieno di parole”.

“Un grande leader politico, il leader radicale che ha segnato la storia di questo paese con battaglie talvolta controverse ma sempre coraggiose e a viso aperto. Rendo omaggio a nome mio e del governo alla storia di questo combattente e leone della libertà”. Così il premier Matteo Renzi commenta la morte di Marco Pannella.

Ed Emma Bonino, intervenendo a Radio Radicale, lo ricorda così: “Mancherà a tutti penso persino ai suoi avversari Marco Pannella molto amato ma poco riconosciuto nei suoi meriti in questo paese che tanto gli deve. Credo che ora molti dovrebbero riflettere, ora che non è più in vita, sui suoi meriti e la sua presenza nella storia di questo Paese”.

FONTE ANSA

Morto per salvare vite. Il ricordo dell’ultimo pediatra di Aleppo: Muhammad Waseem Maaz

Muhammad Waseem Maaz era l’ ultimo pediatra di Aleppo, morto per salvare vite umane. Aleppo in fiamme assieme al suo popolo nell’indifferenza del mondo! #Aleppostabruciando

l ricordo struggente dell’ ” ultimo pediatra di Aleppo “, del futuro sposo che pensava prima a salvare le vite dei bambini e poi la sua. A scriverlo è il dottore Hatem, direttore dell’ospedale dei bambini di Aleppo in Siria. Poco dopo la sua morte sul portale The Syria Campaign il professore ha voluto ricordare Muhammad Waseem Maaz, 36 anni, descritto come l’ultimo medico che operava nella parte orientale di Aleppo, ucciso in un raid aereo compiuto da velivoli del regime contro un ospedale gestito dal Cicr e da Medici senza frontiere. La sua lettera è stata condivisa più di 30mila volte: “Era la persona più amata di tutto l’ospedale”.

“Cari amici, sono il dottor Hatem, direttore dell’ospedale pediatrico di Aleppo. Ieri sera, 27 persone fra medici, personale e  pazienti sono stati uccisi in un attacco aereo su al-Quds, nelle vicinanze dell’ospedale. Il mio amico Muhammad Waseem Maaz, il pediatra più qualificato della città, è stato ucciso nell’attacco.
Lavorava nel nostro ospedale per bambini durante il giorno e poi andava a ad al-Quds  ad assistere a situazioni di emergenza durante la notte.
Il dottor Maaz e io passavamo sei ore insieme ogni giorno. Era cordiale, gentile e scherzava sempre con tutto lo staff. Era il dottore più amato del nostro ospedale.
Io sono in Turchia adesso e lui doveva venire qui a visitare la sua famiglia dopo il mio ritorno ad Aleppo. Non vedeva i suoi da 4 mesi.
Ma il dottor Maaz è rimasto ad  Aleppo, la città più pericolosa del mondo, a causa della sua devozione per i suoi pazienti. Gli ospedali sono spesso presi di mira e colpiti sia dal governo che dalle forze aeree russe.

Giorni prima della morte del dottor Maaz un attacco aereo ha colpito a soli 200 metri dal nostro ospedale. Quando i bombardamenti si intensificano il personale medico corre giù al piano terra dell’ospedale portando le incubatrici dei neonati per proteggerli.

Come tanti altri, il dottor Maaz è stato ucciso perché cercava di salvare vite umane. Oggi noi vogliamo ricordare la sua umanità e il suo coraggio. Per favore, condividete la sua storia affinché gli altri possano sapere cosa devono affrontare i medici ad Aleppo e in tutta la Siria. Oggi la situazione è critica , Aleppo potrebbe potrebbe finire sotto assedio. Abbiamo bisogno dell’attenzione di tutto il mondo”.

Birmania, il silenzioso genocidio dei musulmani

Birmania, il silenzioso genocidio dei musulmani segregati nei campi profughi

Il conflitto etnico e religioso cresce. A Sittwe, capitale dello Stato di Rakhine, è in atto la ghettizzazione della minoranza rohingya -150 mila persone – da parte della maggioranza buddista rakhine che rischia di trasformarsi in tragedia umanitaria

ROMA – Sittwe, la capitale dello Stato di Rakhine del Myanmar, ex Birmania, è divisa in due. Da un lato la popolazione della maggioranza etnica rakhine gode di piena libertà: può viaggiare dove vuole, sposarsi, lavorare e andare in qualsiasi cerimonia religiosa. Dall’altro lato però, quasi 150 mila musulmani dell’etnia rohingya non sono riconosciuti tra le 134 etnie che ufficialmente compongono il paese, vivono stipati in una dozzina di campi e sono privati dei loro diritti fondamentali: non possono lasciare il paese, è necessario un permesso speciale per sposarsi, le nascite sono controllate, e non hanno nessuna fonte di reddito.

Le foto e i video sono disponibili nel link sottostante, cliccandoci e guardandolo dichiari di essere maggiorenne, i contenuti delle foto e dei video potrebbero urtare la tua sensibilità in quanto contengono immagini crude e violente. Guarda la galleria

Questa differenza è dovuta all’”Apartheid” che ha imposto il governo birmano dopo l’esplosione di violenza del 28 maggio 2012, racconta il quotidiano El Pais. Quel giorno, secondo la versione ufficiale che è stata smentita da diversi testimoni, tre uomini rohingya hanno violentato e ucciso una giovane buddista, lasciando il suo corpo in strada. Il buddismo è la  religione che professa l’89% dei 55 milioni di birmani. Per vendetta dieci musulmani sono stati picchiati a morte. Migliaia di case sono state ridotte in cenere, e oltre 200 persone sono state uccise in scontri che hanno scatenato il conflitto, che contrappone buddisti e musulmani a prescindere dal gruppo etnico di appartenenza.

Ashin Wirathu, monaco buddista, leader spirituale del movimento anti-islamico in Birmania ha detto che è deciso a fare una pulizia etnica, e il presidente della Birmania Thein Sein, ha detto di essere d’accordo. Questo scontro sta minacciando di destabilizzare il paese in un momento estremamente delicato, la Birmania infatti si prepara alle prime elezioni democratiche dal 1990. Il  conflitto risale al periodo coloniale britannico, quando i rohingya sono arrivati in Birmania, impiegati dalle forze delle Indie orientali. Oggi questo gruppo ammonta a 700 mila persone su 3,8 milioni di abitanti dello Stato: sono considerati fondamentalisti violenti e si vorrebbe restituirli al Bangladesh.

Aungmingalar, un quartiere centrale di Sittwe, è diventato un ghetto per i rohingya: ci vivono circa 4 mila persone, la situazione è ancora più disperata, l’unico modo per uscire dal quartiere è corrompendo i militare, che però chiedono cifre esorbitanti. La situazione è disperata, ci sono piccole cliniche a cui gli sfollati si rivolgono, ma non ci sono i farmaci, le donne che partoriscono non hanno assistenza medica e i neonati non hanno vestiti. Nessuno cura gli anziani, bacini con urina e vomito sono sparsi sul terreno, molti sacchi di siero sono appesi in ganci arrugginiti. Le infrastrutture sono come quelle di un campo di concentramento, e i medici, tutti di etnia rivale (rakhine), non sembrano molto interessati a fare il loro lavoro e questo sta provocando un genocidio silenzioso. In questo scenario, non è sorprendente che la tratta di esseri umani sia diventata l’unica attività nei campi di sfollati. La situazione in Birmania è davvero preoccupante, per questo le ong avvertono che l’arrivo della stagione delle piogge può causare epidemie per le quali le autorità non sono preparate, e pensano che se la comunità internazionale non viene coinvolta, la tragedia umanitaria continuerà.

Fonte Per saperne di più

Pedofilo prende utero in affitto per procurarsi carne fresca

Questa è una storia di un pedofilo australiano che ha preso un utero in affitto per procurarsi carne fresca

Un uomo di 49 anni, di Victoria, è stato condannato per aver abusato non solo di due nipoti, ma anche di due gemelline che si era procurato grazie all’utero in affitto di una donna in Ucraina, in poche parole al giorno d’oggi un Pedofilo prende utero in affitto tranquillamente senza controlli o accertamenti.

La polizia aveva cominciato ad indagare per via di certe immagini che circolavano su internet. Quando alla fine hanno fatto irruzione in casa del pedofilo, e hanno sequestrato il suo personal computer, lo  hanno trovato in possesso di ben 13.000, tra  immagini e video, pedo-pornografiche.

Tra queste almeno 300 erano immagini che ritraevano le sue figliole, le due gemelline di  neanche un anno.

Pare che l’uomo fosse sposato da un quarto di secolo. Non aveva mai manifestato il desiderio di avere figli. Anzi, la moglie, ignara – a quanto pare – della perversione abietta del consorte, ha dichiarato che nei primi anni Novanta era stata da lui indotta ad abortire.

Dal 2009, poi, secondo gli investigatori, l’uomo ha cominciato ad abusare dei bambini. Dapprima ha molestato i suoi nipoti. Da ultimo ha insistito con la moglie per avere figli e, visto che i bambini non arrivavano, sono ricorsi a un utero in affitto in Ucraina, hanno acquistato degli ovuli in una banca del seme asiatica e così hanno ottenuto due bambine,.

Parliamo di un Pedofilo prende utero in affitto

Pedofilo prende utero in affitto

Purtroppo, a quanto risulta dalla condanna, pare che gli abusi sulle bambine siano cominciati quando le piccole avevano solo 27 giorni e siano continuati per sette mesi.

Sappiamo che certi fatti di cronaca avvengono anche in famiglie apparentemente normali. Di padri che abusano sessualmente dei figli ne vanno sempre troppi, sui giornali. Giustamente fanno scandalo e fanno orrore.

Va anche rilevato, però, per amor del vero e delle statistiche ufficiali, che gli abusi familiari sono soprattutto in famiglie ‘allargate’, laddove ci sono patrigni o nuovi conviventi del genitore naturale; un po’ di meno sono gli abusi laddove i genitori siano conviventi non sposati. Ancor meno sono gli abusi che sono stati accertati in famiglie dove i genitori sono sposati civilmente, e meno di tutti ne risultano nelle famiglie sposate con rito religioso. Questi dati sono stati rilevati da uno studio di portata internazionale condotto su una mole impressionante di dati

L’episodio di cronaca cui si è fatto riferimento in questo articolo, va annoverato in una nuova fattispecie, per la quale non c’è ancora una statistica documentata. Ma certamente il fatto che i bambini possano essere comprati (anche dai single) con la pratica dell’utero in affitto, apre nuove prospettive di affari anche ai mercanti di esseri umani al servizio dei pedofili.

Per questo, la vicenda avvenuta in Victoria, ha rilanciato il dibattito sulla questione e l’istanza di un divieto internazionale generalmente riconosciuto della ignobile pratica dell’utero in affitto.

Redazione   

Fonte: BioEdge per Pedofilo prende utero in affitto

Rivoluzione greca, ma i Tg hanno ordini di censurare

In Grecia è rivoluzione, ma i Tg hanno ordini di censurare la rivoluzione greca perché hanno paura di un contagio e che scoppi una rivolta in tutta Europa.

Sono ore drammatiche in Grecia, dove il popolo si e’ accampato sotto al parlamento per mandare avanti lsa Rivoluzione greca e protestare contro le misure di austerità dettate ancora una volta dalla Troika. Bisogna condividere! I mi piace non servono! I media vi stanno nascondendo ciò che sta accadendo in Grecia perché hanno paura di un contagio e che scoppi una rivoluzione in tutta Europa.

I rappresentanti del mondo dell’agricoltura hanno invaso le strade della capitale con mezzi pesanti agricoli paralizzando di fatto tutto. I media italiani tacciono impegnati a distrarre l’opinione pubblica con programmi televisivi spazzatura.

I manifestanti hanno tentato di entrare all’interno del palazzo ma la polizia li ha respinti usando gas lacrimogeni. Ad Atene si è realizzata una nuova giornata di proteste, scioperi e tensioni. Almeno un migliaio di coltivatori si sono ritrovati nella capitale ellenica in segno di protesta contro l’aumento delle tasse previsto dal Governo e contro la riforma delle pensioni, la cui misura più contestata è il taglio (dal 15 al 30%) per gli assegni dei pensionati che lasceranno il lavoro a partire dal 2016.

Sarebbe questo l’ennesimo provvedimento emanato ai danni dei pensionati greci negli ultimi sei anni. I sindacati di categoria denunciano che le misure richieste da Ue e Fmi porterebbero a un taglio del‘85% del reddito annuo di diversi attori sociali: in primis gli agricoltori.

Guarda i video:

Vedi la fonte per la Rivoluzione greca

UK: uccide il pedofilo che abusò di lei. Il giudice: «Niente carcere, e pago io le spese»

UK: uccide il pedofilo che abusò di lei. Il giudice: «Niente carcere, e pago io le spese»

Una notizia che ha dell’incredibile arriva dall’Inghilterra, dove un giudice ha assolto una giovane 15enne accusata di omicidio per avere ucciso a coltellate un pedofilo che l’aveva violentata quando la ragazza aveva solo otto anni.

L’aguzzino aveva scontato sei anni di reclusione per gli atti di pedofilia sulla piccola, dopodiché aveva ottenuto la libertà, e aveva avvisato della sua liberazione persino la vittima, in segno di scherno. La quindicenne quando ha saputo della sua liberazione, si è recata a casa dell’uomo, e lo ha colpito con diversi fendenti all’addome e uno fatale alla gola.

Il giudice che ha esaminato la vicenda ha ritenuto di non condannare al carcere la 15enne per l’omicidio del pedofilo, preferendo destinarla per un periodo di due anni ad un centro per minori. Secondo il giudice, l’omicidio sarebbe stato provocato dall’indulgenza con la quale la magistratura inglese aveva trattato il pedofilo, condannandolo a soli sei anni. Anche la vittima, a cui il pedofilo ha rovinato la vita, avrebbe agito perché riteneva troppo blanda la condanna ricevuta dall’uomo per averla abusata. Il giudice inoltre, si è offerto anche di pagare le spese processuali alla quindicenne. 

La sentenza ha creato grande sconcerto, attirando la stampa inglese e quella internazionale. L’opinione pubblica è divisa tra chi sostiene la decisione del giudice e chi la ritiene inopportuna, in quanto non condannare l’omicidio, incentiverebbe la giustizia sommaria. Per quanto possa essere deprecabile il reato di pedofilia, l’uomo era stato regolarmente processato e condannato, e aveva scontato la sua condanna.

E voi cosa ne pensate? Il giudice ha fatto bene ad agire così, o avrebbe dovuto condannare la ragazzina, pur tenendo conto delle circostanze?

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